Coda di Volpe Rossa!?

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Il mio blog nasceva dalla voglia di rendere partecipe, il maggior numero di persone, delle mie degustazioni in ambito enologico e caseario, su prodotti del mio territorio (Sannio-Irpinia). Nel tempo ho voluto/dovuto cambiare rotta perchè la produzione casearia locale non offre tanti spunti per cui diventa difficile scriverne con una certa continuità; in campo enologico ho abbandonato le classiche degustazioni tecniche in quanto collaboro attivamente con una cantina irpina molto nota per cui vorrei evitare di essere tacciato di faziosità, la qual cosa mi darebbe molto fastidio visto che molti mi riconoscono una  credibilità nel settore.

Io ho sempre scritto e pubblicato in libertà, quando  e come volevo, e per continuare a divertirmi ho apportato dei cambiamenti: pubblico eventi che insistono sul mio territorio, tratto aspetti tecnici che intervengono nei processi produttivi, sia in campo enologico che caseario, e quando capita parlerò di prodotti che abbiano delle caratteristiche particolari meritevoli di attenzione.

Rispetto all’ultimo punto mi è capitato, recentemente, di degustare un vino prodotto con un vigneto molto raro: La Coda di Volpe Rossa. Prodotto dalla Cantina di Enza, azienda agricola Saldutti Vincenzo contrada Torre 7, Montemarano (Av). Il vino l’ho degustato al buio, il colore mi ha molto stupito perchè era di un rosso rubino molto scarico, sembrava un chiaretto o piuttosto un “rosso Barolo”, all’olfatto si avvertiva un frutto rosso che andava sul maturo, dei fiori rossi appassiti, una leggera nota di vaniglia; il sorso era pieno con una notevole morbidezza, ma anche un principio di ossidazione anomalo per un vino di 3 anni (millesimo 2012). La proprietaria/enologa ci ha raccontato che il vino ha fatto 24 mesi di barrique (rigenerate!?), probabilmente il vino possedeva una scarsa acidità, che abbinata ad una ossigenazione non controllata ha invecchiato precocemente il vino. Il vino è molto originale perchè derivato da un vitigno, ai più, sconosciuto, la Coda di Volpe Rossa; questa uva è praticamente scomparsa in Irpinia. Nel 1875  Giuseppe Froio, il più importante ampelografo italiano, cita una Coda di Volpe Nera diffusa nella provincia di Avellino, identica ad una Pallagrella Nera coltivata nella provincia di Caserta; il nome deriverebbe, nel primo caso, dalla lunghezza del grappolo e, nel secondo caso, da Pallarella, piccola palla, perchè gli acini piccoli sono perfettamente sferici.

I 2 vitigni sono praticamente identici: Pallagrello nero-Coda di Volpe Rossa. Parliamo di un’uva caratterizzata da una scarsa e incostante produzione, con un basso peso del grappolo, una buccia spessa dell’acino, un grappolo abbastanza spargolo, tutte caratteristiche molto interessanti per dare degli ottimi vini, cosa che avviene, regolarmente, nel casertano da parte di cantine che sono una bella realtà nel panorama enologico nazionale, 2 su tutte: Cantina Vestini Campagnano, Cantina Terra del Principe.

Tornando al nostro vino, la produzione è molto limitata, circa 250 bottiglie/anno, in prospettiva la proprietà pensa di incrementarla quando le giovani piantine, ottenute per talea (moltiplicazione massale) e innestate su portainnesto americano, entreranno in produzione.

Il mio modesto consiglio è di curare meglio l’aspetto “produzione uva”attraverso un buon sesto di impianto, un buon sistema di allevamento e soprattutto una buona gestione della potatura sia secca che verde; portata in cantina dell’ottima uva, questa dovrà essere vinificata con molta attenzione utilizzando vinificatori  di acciaio, curandone sempre l’igiene, e  legno nuovo, non trascurando l’utilizzo di ottimi tappi di sughero (il tappo di sughero agglomerato non aiuta!). Il consumatore vedrebbe di buon occhio trovare in Irpinia delle alternative all’Aglianico Irpino, che si esprime ai massimi livelli nel Taurasi. DSC_0340

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