NUOVI IMPIANTI

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Via i diritti di impianto, arrivano le autorizzazioni: dal 1 gennaio 2016 sarà realtà il passaggio epocale sulla regolamentazione del vigneto Ue, in un regime che durerà fino al 2030, con una revisione nel 2023. Anche in Italia, ovviamente, che ha 642.000 ettari di vigneto in produzione, e 51.400 ettari di potenziale ancora inespresso, sui quali ci sono diritti, quasi tutti in mano a privati (le riserve regionali sono solo il 5% del totale, dati Crea) che possono essere scambiati fino a fine anno. Poi fine: o chi li avrà non potrà più cederli, ma potrà convertirli in autorizzazioni, entro il 2020, o saranno persi per sempre. E per crescere, il vigneto Italia, poi, avrà a disposizione solo l’1% previsto dall’Unione Europea. Con l’Italia che, tra l’altro, non ha ancora regole ufficiali per stabilire come dovrà essere assegnato, e a chi, questo 1%. 
Ci sarà un solo bando nazionale, a cui potranno partecipare tutti, a patto di chiedere una superficie di aumento almeno pari a quella già posseduta. E non ci saranno criteri di priorità. Non ci sono limiti agli ettari richiedibili e al numero di richieste presentabili, e se sarà superato il plafond (6.400 ettari all’anno), ci sarà un taglio lineare pro-rata, per tutti. A quel punto, sarà data la possibilità di rinunciare all’autorizzazione, se il totale finale concesso fosse meno del 50% di quanto richiesto. Dal momento dell’autorizzazione, però, ci saranno 3 anni per piantare la vigna: se questo non avverrà ci sarà una sanzione amministrativa ma, soprattutto, l’azienda verrà esclusa dall’accesso ai fondi dei Piani Nazionali di Sostegno. E, in ogni caso, per i nuovi impianti non dovrebbero valere i contibuti pubblici della misura ristrutturazione.

E’ un sistema di compromesso rispetto alla prevista liberalizzazione totale del sistema che ha spaventato molti e su cui l’Unione Europea si è convinta a fare un passo indietro . E’ preoccupante che dei 54.000 ettari con diritto in portafoglio, molti non sono stati piantati e non lo saranno perchè in zone depresse o in mano a proprietari anziani che non hanno neanche voluto venderli, nonostante i prezzi quasi speculativi che girano ultimamente (si parla di 10-12.000 euro ad ettaro). Probabilmente molti non verranno trasferiti, e poi neanche convertiti in autorizzazioni, e quindi persi per sempre. E si perderà ancora potenziale produttivo, come per altro già successo fino ad oggi” (in 7 anni l’Italia ha perso l’8,3% del vigneto, anche per i forti contributi europei alle estirpazioni tra il 2008 ed il 2011).

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