OCM VINO 2014-2020

ocm

 

 

 

 

 

Ritorniamo sulla nuova Ocm (organizzazione comune di mercato) che per il periodo 2014-2020 ha confermato l’abolizione di tutti i precedenti strumenti di contenimento dell’offerta di alcuni prodotti derivanti dall’agricoltura::
– quote latte dal 1° aprile 2015;
– quote zucchero dal 1° ottobre 2017;
– diritti di impianto dei vigneti dal 1° gennaio 2016.
Per  la viticoltura andiamo verso la completa liberalizzazione della produzione. Per  30 anni si è controllato che non aumentassero gli impianti viticoli. Ma la cosa non è molto immediata nel senso che per questo settore rimane un carattere di eccezionalità nell’ambito della nuova Ocm. prevedendo un certo livello di programmazione dell’offerta; infatti, contemporaneamente all’abolizione dei diritti di impianto dei vigneti dal 1° gennaio 2016, viene istituito un nuovo sistema di autorizzazione all’impianto, che  rappresenta sì una liberalizzazione  ma controllata.

Il sistema in vigore oggi, è imperniato sul concetto di “diritto di impianto o reimpianto”; esso cesserà ufficialmente di esistere il 31 dicembre 2015. .

In sua sostituzione, è previsto un regime transitorio dinamico che può essere attivato a scelta da parte degli Stati membri, chiamato di autorizzazione all’impianto, che avrà una durata dal 2016 al 2030. L’Italia ha deciso di adottare tale regime.

Dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che vorranno impiantare nuovi vigneti non dovranno più acquistare i “diritti” da un altro produttore che espianta, ma dovranno richiedere l’autorizzazione gratuita, sulla base della disponibilità dei singoli Stati. Questa la novità più rilevante, per i viticoltori, nell’ambito della riforma della Pac 2014-2020.

Dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che decidono di espiantare un vigneto regolare riceveranno un’autorizzazione all’impianto, che non sarà trasferibile; quindi potranno solamente impiantare il vigneto nella propria azienda, senza possibilità di venderla.

Il viticoltore che intende espiantare un vigneto può anche ottenere un reimpianto anticipato di 4 anni, per l’entrata in produzione del nuovo vigneto, prima dell’espianto dell’altro vigneto.

Dal 1° gennaio 2016, gli Stati membri possono concedere autorizzazioni gratuite ad impiantare nuovi vigneti per una quota non superiore all’1% annuo del totale vigneto nazionale.

Gli Stati membri avranno la facoltà di ridurre questa percentuale e limitarne il rilascio in zone specifiche (vini di qualità), tenendo conto delle raccomandazioni dei Consorzi di Tutela e/o Organizzazione di Produttori.

Se le richieste di autorizzazione saranno superiori alla percentuale fissata dell’1%, le autorizzazioni saranno concesse in proporzione e/o in base a criteri di priorità: giovani produttori, requisiti ambientali, ricomposizione fondiaria, sostenibilità economica, incremento della competitività aziendale e di territorio, incremento della qualità dei prodotti a Dop-Igp, aumento della dimensione di aziende piccole e medie.

Questa clausola non significa che gli Stati membri possono liberamente ridurre o limitare la concessione di autorizzazioni all’impianto di vigneti; anzi tali politiche restrittive dovranno essere giustificate (es. rischio di offerta eccedentaria o svalutazione dei prodotti a Dop o Igp), al fine di contribuire ad un aumento ordinato degli impianti vitati.

Il “vecchio” diritto è oggi commercializzabile, quindi si può venderlo senza la terra. Questa opzione non è invece prevista nel sistema francese, dove ogni diritto all’impianto è sempre legato a una particella di vigneto. In Italia, il diritto ha quindi un valore di mercato, direttamente proporzionale alla domanda e offerta di diritti d’impianto.

L’autorizzazione imita lo schema francese: essa viene concessa dall’Autorità pubblica (Stato o Regioni) e non può essere compravenduta neppure a titolo gratuito. Con il nuovo sistema di autorizzazioni, a ogni viticoltore che espianta viene automaticamente concessa la possibilità di richiedere un’autorizzazione per il reimpianto del medesimo ettaro; ma se l’autorizzazione non viene esercitata nella sua azienda, si perde.

La grande differenza tra il sistema dei diritti e quello delle autorizzazioni è quindi la commerciabilità, con le sue conseguenze. Il diritto, oltre ad una sua naturale scadenza più ampia rispetto all’autorizzazione (cinque,otto campagne a seconda delle regioni), consentiva innanzitutto più opzioni al produttore:
– piantare il vigneto; 
– vendere il diritto, separatamente dalla terra
.
Il diritto aveva quindi un suo valore patrimoniale.

Oggi, in Italia, sono in circolazione circa 50.000 ettari di diritti: di questi, il 90% sono detenuti dai produttori, il resto è nelle riserve regionali.

La nuova Ocm prevede che tutti questi diritti in portafoglio possano essere convertiti in autorizzazioni nel momento in cui andrà a regime il nuovo il sistema.

In sede di negoziato sulla Pac 2014-2020, proprio in considerazione dell’alto numero di ettari detenuti in forma di diritti, l’Italia aveva chiesto e ottenuto una proroga al termine di conversione dei diritti in autorizzazioni.

Alla luce della normativa approvata, i produttori potranno chiedere la conversione non entro il 31 dicembre 2015, ma cinque anni più tardi, i1 31 dicembre 2020. Da qui, decorrono tre anni di validità del autorizzazione, per cui il limite massimo per effettuare l’impianto del vigneto autorizzato è il 31 dicembre 2023. Nel frattempo, nel 2018 interverrà la revisione di metà percorso della Pac.

La Commissione, quindi,  concede  un lasso di tempo maggiore per dar modo a ogni azienda di valutare il momento più opportuno di convenire il diritto posseduto in autorizzazione. Trascorso infruttuosamente questo tempo, il diritto comunque decade ovvero, il 31 dicembre 2020 se il produttore non ha fatto richiesta di conversione, al più tardi il 31 dicembre 2023 se ha fatto richiesta di conversione, ma non ha effettuato l’impianto (e qui si pagherà la relativa sanzione).

Il settore viticolo manterrà comunque una forma di regolazione, e sarà l’unico a farlo nell’ambito della Pac, dato che le quote latte e le quote dello zucchero saranno definitivamente abolite.
Le ripercussioni sul patrimonio viticolo saranno evidenti:

Il diritto era una sorta di paracadute per il vigneto Italia: consentiva a chi intendeva smettere l’attività produttiva di cederlo ad altri soggetti intenzionati invece a espandere il proprio vigneto. Questo sistema non faceva crescere il potenziale produttivo, ma ne limitava il depauperamento.

Con il nuovo sistema di autorizzazioni, se l’espianto è dovuto a cause economiche o semplicemente all’età avanzata del titolare, quell’ettaro di vigneto andrà perduto per sempre, per due ragioni:
– l’autorizzazione è data nominalmente all’azienda e ancorata alla sua superficie, per cui se l’azienda cessa, scompaiono anche le sue prerogative;
– la soppressione del regime dei diritti, a partire dal 1° gennaio 2016, comporta la scomparsa delle “riserve”, che avrebbero potuto fungere da centri di raccolta delle autorizzazioni non richieste a seguito di espianto.

Ancora le autorizzazioni consentono la possibilità di ampliare le superfici a vite degli Stati membri per una quota non superiore all’1% del totale vigneto nazionale.

In Italia, il potenziale aumento del vigneto sarebbe di circa 6.000 ettari annui (attualmente sono vitati circa 600.00 ettari). A ciò si aggiungono i diritti in portafoglio e quelli delle riserve, che ammontano a circa 50.000 ettari; se venissero convertiti e piantati tutti nel giro di due anni, allora entrerebbero anch’essi nel calcolo dell’1%, contribuendo ad aumentare leggermente gli ettari a disposizione.

Questa ragione è alla base della scelta del Ministero di sbloccare i diritti detenuti nelle riserve e dall’altra di revocare ove previsti i limiti alla commercializzazione extra regione, consentendo di sfruttare al massimo il meccanismo delle compravendite fino al 31 dicembre 2015.

Per l’Italia, a questo punto, si pongono alcuni scenari:
– quello peggiore, che vede un’ondata erosiva di ampia portata (negli ultimi dieci anni circa 7-8.000 ettari di vigneto l’anno non più rimpiazzabili dalla compravendita dei diritti), con richieste per nuove autorizzazioni che non arrivano a coprire il massimale dell’1% disponibile; in tal caso il saldo sarebbe zero o addirittura in passivo.
– quello migliore, a fronte sempre di estirpi fisiologici per 4-5.000 ettari, di avere richieste che coprono i 6-7.000 ettari disponibili, quindi con un saldo finale di crescita di 2.000 ettari circa.

A questo punto avranno  un ruolo centrale le Regioni perché, è facilmente intuibile che i 6.000 ettari potenziali finirebbero per essere suddivisi tra 21 Regioni e Province autonome che si troverebbero con richieste massicce, e altre invece con richieste inferiori al disponibile.
È evidente quindi la necessità di attivare dei meccanismi di compensazione o travaso per evitare  di allungare in maniera esponenziale i tempi di rilascio delle autorizzazioni.

Bisognerà superare alcune rigidità per aver autorizzazioni là dove servono e in tempi brevi;
bisognerà permettere l’immediato trasferimento di ettari da zone in crisi a zone in espansione, per evitare di penalizzare entrambe;
bisognerà garantire a regioni, zone, aziende che hanno la possibilità di crescere la certezza di avere le risorse per farlo in tempi e quantità sufficienti allo scopo prefisso.

Per alleggerire i probabili  effetti negativi di questo nuovo sistema, sulla superficie vitata futura l’Italia deve valutare con grande attenzione sia i criteri di selezione delle domande;
sia la scelta a di revocare i limiti alla commercializzazione extra regione, consentendo di sfruttare al massimo il meccanismo delle compravendite fino al 31 dicembre 2015.

I diritti di impianto sono stati una garanzia della viticoltura di qualità legata al territorio, che ha accompagnato l’espansione delle vendite di vino, con una crescita regolare del vigneto che ha contribuito a mantenere l’equilibrio tra offerta e domanda.

L’abolizione dei diritti d’impianto genererà conseguenze economiche e sociali gravi per il nostro Paese con rischi di eccedenze di produzione e di delocalizzazione in zone a più alta resa per ettaro.

Gestire gli impianti è di una importanza notevole per tutti i tipi di vino, sia Dop e Igp che quelli senza indicazione geografica; questa liberalizzazione produrrà effetti  più marcati sui vini senza indicazione, in particolare quelli varietali, ai quali non sarà possibile applicare strumenti aggiuntivi di regolamentazione, come invece avviene per i Dop e gli Igp grazie all’autoregolamentazione imposta nei singoli disciplinari.

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