Coda di Volpe: solo i cretini non cambiano idea!

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Prendendo a prestito una frase di Russel Lowell, riconosco di avere avuto un pregiudizio su questo vitigno, ritenendolo di secondo piano rispetto ai nostro bianchi più nobili: Falanghina, Fiano e Greco; lo consideravo, come tanti, un  vitigno da blend in quanto poteva conferire qualche aroma in più al vino e poteva spegnere acidità molto spinte, in virtù della sua bassa acidità, come  succede per le uve di Falanghina. Avevo una giustificazione: mio nonno Erminio, agricoltore fino ai primi anni ’90 vinificava la Coda di Volpe, in modo errato, vendemmia a metà ottobre(troppo tardi), vinificazione con bucce e raspi (vinificazione in rosso), scarso utilizzo di metabisolfito. Con un vitigno che esprime una bassa acidità bisogna diraspare e ridurre al minimo il contatto con le bucce perché verrebbe ceduto tanto potassio che abbasserebbe ulteriormente l’acidità; inoltre al mosto verrebbero cedute molte sostanze facilmente ossidabili  il che richiederebbe abbondanti dosi di bisolfito, come protezione.

Il vino del nonno, in effetti, dava come risultato note ossidate, mancanza di freschezza, colorazioni verso il giallo ambrato già nel primo anno e questo lo rendeva non gradevole nonostante la sua indubbia naturalità. Il classico vino del contadino!

Come mi è arrivata l’illuminazione? Farò un’ampia digressione:  Padre Albert,   grande parroco  di Tufara Valle e Arpaise, conosciuto in occasione di una serata  dove parlavo del Carciofo di Pietrelcina  e dei possibili abbinamenti, organizzò  una conferenza religiosa, a Tufara, seguita da una degustazione di fonduta, mi chiese di intrattenere i suoi parrocchiani su argomenti legati al vino e di proporre l’abbinamento alla pietanza.

Il vino che proposi, anche in relazione al budget, fu il  Plutone 2012, Piedirosso della Cantina Ocone (prezzo in enoteca 6,50-7,00 euro, Pt.80/100) , storica azienda di Ponte (BN); l’abbinamento riuscì in quanto il vino aveva un buona acidità che ben bilanciava la tendenza dolce e la grassezza della fonduta, così come  la buona aromaticità del piatto che si accordava  con la buona intensità olfattiva del vino, caratterizzata da  belle note fruttate.

piedirosso ocone

 

 

 

 

Padre Albert mi richiamò in agosto perché per la “par condicio” nei confronti dei fedeli  di Arpaise, l’altra comunità da lui seguita, aveva deciso di ripetere l’evento fonduta in occasione della festa patronale di San Rocco.Pensavo di abbinare, questa volta un vino bianco ed irpino (le sue parrocchie comprendono anche territori irpini),  un Fiano  di Avellino o un Greco di Tufo, ma  Milena Pepe, mia partner nell’organizzazione dei laboratori del gusto al Castello di Taurasi, mi propose  la sua Coda di Volpe, vinificata con grande attenzione con utilizzo di corrette  condizioni riduttive,  al fine di assicurarci un vino fresco e  dagli aromi intensi e persistenti.

L’abbinamento risultò molto azzeccato, la qual cosa fu condivisa anche da Christina Dietrich, turista svizzera che collaborò alla preparazione della fonduta, che come si sa è di tradizione franco/svizzera,  assicurandoci che il vino non aveva nulla da invidiare ai loro Riesling che di norma abbinano a questa pietanza.

Doc Irpinia  Coda di Volpe “Bianco di Bellona 2013, Tenuta Cavalier Pepe

PT 82/100

Prezzo in Enoteca  8.00 EURO  circa

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