ENERGIA RINNOVABILE E IMPRENDITORI AGRICOLI

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Molti imprenditori agricoli (i nostri contadini!) avevano pensato bene di investire qualcosa sulle energie rinnovabili cioè parliamo delle attività connesse di produzione e cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo, e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo, effettuate dagli imprenditori agricoli. La  motivazione all’investimento era dettata da: incentivi statali, fabbisogno aziendale assicurato, possibilità di integrare un sempre più misero reddito agricolo, speranza di continuità lavorativa per i propri figli, i quali fino a qualche anno fa, sceglievano la vita militare o un posto in fabbrica lasciandosi alle spalle stenti,  fatica, (perché in campagna si lavora veramente), affetti e tradizioni. Oggi arriva da parte del governo un  decreto  che interviene sulla tassazione del reddito da produzione e cessione delle cosiddette agroenergie.

Prima dell’emanazione del decreto legge, tali redditi, a determinate condizioni, stabilite dalle Entrate, erano assorbiti nel reddito agrario dei terreni (ferma restando la possibilità di optare per la determinazione del reddito nei modi ordinari).

A partire dal corrente anno 2014, tali redditi vengono tassati al pari delle altre attività connesse, e

cioè vengono determinati applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a

registrazione agli effetti dell’Iva il coefficiente di redditività del 25%. Di questa nuova modalità di tassazione si deve tener conto già ai fini della determinazione dell’acconto delle imposte

sui redditi che si dovranno versare nel corso del 2014, che fregatura! Doppio danno, un  colpo alle bioenergie che ci potrebbero dare un po’ di respiro ( “pulito”) rispetto alla potentisssssima lobby del petrolio e un colpo al nostro settore Primario, l’ Agricoltura che verrà ancora di più penalizzata  perchè, applicando un’aliquota forfettaria del 25% su tutti i ricavi soggetti a Iva, si va a colpire l’intero fatturato energetico dell’ azienda, e ciò rende l’utile stimato sproporzionato e, non coerente con i piani finanziari».

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La norma riguarda sì tutte le bioenergie, fotovoltaico compreso,  ma il biogas ancora di più nonostante sia la fonte rinnovabile più connessa all’agricoltura in quanto le imprese sopportano tutto il rischio di gestione agraria e il rischio biologico di gestione degli impianti» ed è assolutamente paradossale e iniquo penalizzare il biogas, colpendo tutto il fatturato e non solo la quota di energia venduta come avviene per il fotovoltaico».

Il settore del biogas è quello in grado di sviluppare maggiori addetti stabili per energia prodotta in agricoltura. Questo provvedimento rischia di bloccare una delle principali possibilità di crescita di posti di lavoro nel settore agricolo e sembra in contraddizione con un Governo che si prefigge di partire dalla creazione di nuovi posti di lavoro per far ripartire il paese!

Sapete perché nasce tutto questo? E’ uno dei provvedimenti per coprire gli 80 euro elargiti nella campagna elettorale; non si è andati a colpire i privilegi, gli sprechi, ma si è andati a spostare dei soldi da una categoria allo stremo ad un’altra: UNA GUERRA TRA POVERI!

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