KAPNIOS

 

kapnios

 

 

 

In occasione degli incontri di fine settimana, promossi dalla Associazione Città del Vino e dal Consorzio di Tutela Sannio DOP, che si svolgono presso la sede di Palazzo Paolo V  a Benevento ho avuto moto di scoprire/degustare un vino molto originale e innovativo, un prodotto unico per le nostre zone: Il Kapnios prodotta dalla Cantina Masseria Frattasi, areale Caudino Bonea/Montesarchio, azienda votata alle coltivazioni con metodo biologico certificato.

Il nome KAPNIOS è evocativo in quanto richiama una vinificazione adottata nell’antichità, infatti In lingua Greca vuol dire affumicato e nell’ antichità era già un vino citato da Platone e Plinio il Vecchio.

Il Kapnios in effetti  è un amarone ante litteram, nel senso che rappresenta il primo vino, appassito e secco, della storia.

Il vitigno da cui i sanniti ottenevano tali vini era anche la caburnica, probabilmente il moderno cabernet, già presente in Campania tre millenni fa ?!. L’appassimento delle uve al sole produceva il sapore affumicato, da cui il nome greco.  

 

Viene vinificato soltanto  nelle annate più fortunate, annate, in cui l’Aglianico Amaro si esprime al meglio. Un inciso, l’Aglianico del nostro Sannio è un clone diverso dai cloni allevati nel Vulture e nell’ Irpinia, si tratta di Aglianico Amaro, il nome è un po’ improprio nel senso che si fa riferimento alla grande acidità del vitigno e  non alle note di amaro che dipendono esclusivamente da una vinificazione +/- corretta.

La forma di allevamento del vitigno è a raggiera, con storiche e vecchie piante che crescono su terreno ricco di rocce sedimentarie di dolomie calcare e marne. Il vecchio sistema di allevamento a raggiera non era molto indicato per un vitigno tardivo come l’Aglianico, in quanto la grande produzione di uve che, tale sistema assicurava, comportava una sua non perfetta maturazione che dava origine a vini molto acidi e ruvidi per i tannini ancora “verdi”; da ciò derivava l’adozione di escamotage come  l’appassimento delle uve o l’Acinata (parte delle uve, contenute in recipienti di argilla, venivano infornate per creare una sorta di appassimento forzato che dava morbidezza e complessità ai vini prodotti).Le uve vengono vendemmiate a mano già surmature a fine Novembre e poi lasciate appassire per 3 mesi in fruttaio all’aperto (per evitare le sgradevoli muffe dei locali ad aria condizionata), appese su fili di nylon.Dopo esse vengono pigiate e fermentate in  in acciaio, con macerazione per 30 giorni a temperatura controllata, lasciando un leggero residuo zuccherino .L’affinamento avviene in barriques nuove di rovere francese di Allier, Nevers e Vosges a tostatura forte e media per circa 15 mesi.

Successivamente il vino riposa ancora altri 12 mesi in bottiglia nella nuova cantina interrata di oltre 1000 m2 con umidità e temperatura costanti durante tutto l’arco dell’anno.

Il colore di questo vino è un impenetrabile rosso cupo, con toni granati.

Il bouquet è ampio e avvolgente, con sentori  di frutta rossa matura e di sottobosco come mirtilli neri,  more e  lamponi, accompagnati da note balsamiche, e poi aromi terziari che evidenziano, boisè, tabacco, goudron e spezie.

In bocca la notevole nota calda, data dall’alcool( circa 14%), e l’intensa struttura tannica sono bilanciate da un’ottima acidità, che rinfresca il palato. E’ potente, vellutato, succoso, persistente ed elegante, il finale è appagante e richiama le primitive sensazioni fruttate.

Un vino, quindi, tipo Amarone, completo, armonico e strutturato, perfetto da abbinare ad una cucina ricca e sostanziosa, come la cacciagione da pelo, stinco di maiale, grigliate di carni e formaggi stagionati

Pur essendo un vino già pronto lo si può  lasciare tranquillamente  riposare in cantina ancora per altri 5 o 6 anni, perché è ancora molto inespresso per alcuni caratteri, ho degustato il millesimo 2011.

Il mio personalissimo giudizio in centesimi: 88/100

Il prezzo in enoteca è  per l’ultima annata   sui  50-55 euro

 

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