IL SANNIO AL CONGRESSO NAZIONALE A.I.S.

firenze

Il Congresso Nazionale dell’AIS è tornato in Toscana dopo 14 anni, ospitato nella suggestiva location ottocentesca della ex Stazione Leopolda di Firenze, oggi sede attrezzata per mostre espositive ed eventi di tendenza (Renzi show).

A “Wine in Progress”, durante le due giornate, si sono riunite le migliori aziende da tutta Italia, quasi duecentocinquanta tra produttori di vino e olio, per oltre 800 etichette e undici consorzi, tra cui il nostro ” Consorzio del Sannio DOP” . È stato anche un grande successo di pubblico, superati i 5.000  visitatori.

firenze 1

Nell’intensissimo programma, ben sedici degustazioni guidate di grandi annate di grandi vini con selezioni e verticali di altissimo livello, quattro Wine School per degustare il vino con i sommelier AIS, una Tavola Rotonda su “Vino e clima” e una su “Wine Trend”, dove si sono confrontati alcuni personaggi del mondo della cultura, dell’imprenditoria, della musica, dello sport che hanno compiuto la coraggiosa scelta di iniziare a produrre vino.A condurre lo speciale talk show, Cesara Buonamici, giornalista, vicedirettore del TG5 e produttrice di olio extravergine di oliva biologico.

È seguita l’assegnazione del Premio Surgiva 2013, un riconoscimento alla delegazione territoriale AIS che si è distinta per attività innovative o particolarmente efficaci nella diffusione della cultura dell’acqua e del vino: è stata giudicata particolarmente meritevole la delegazione AIS di Arezzo.
Hanno movimentato le giornate anche il Wine Contest, concorso a premi per le categorie “sommelier” ed “appassionati”, e quattro momenti di Show Cooking, sia dedicati all’olio extravergine di oliva coniugato con la bruschetta e con il formaggio, sia alla carne.

Passiamo a noi, il Sannio, attraverso il Consorzio, è stato rappresentato dai nostri vitigni più significativi: Falanghina del Sannio, Aglianico del Taburno  e Barbera del Sannio.

La Falanghina era declinata in varie versioni: Spumantizzata secondo metodo martinotti (charmat), vinificata in acciaio con affinamento in bottiglia, vendemmia tardiva con fermentazione e affinamento in barrique con 3-4 grammi di zuccheri residui (quindi secca).

Ottimo  riscontro da parte degli enoappassionati che hanno riconosciuto la versatilità del nostro vitigno “autoctono”, peccato per la mancanza di un passito. La bollicina è stata una vera sorpresa poichè ne ignoravano la produzione, ed in effetti è da poco che i nostri vitivinicoltori  si sono dedicati a questa tipologia di vino; apprezzata la freschezza assoluta e la grande bevibilità (sommatoria  acidità,tipica del vitigno, e anidride carbonica sviluppata dalla rifermentazione) della Falanghina del Sannio Dop Spumante di Qualità della Cantina Sociale di Solopaca.

Conferma i grandi progressi la Cantina La Guardiense con la linea Janare, gran vino la Falanghina Senete, interpretazione fedele e rispetto assoluto del vitigno,  freschezza, sapidità, struttura. Non da meno Libero Rillo con la sua Falanghina Fontanavecchia, vino ormai consolidato nel tempo, che  rappresenta un riferimento per tutte le nuove cantine che vogliono approcciare questo vitigno e il degno coronamento di questo, è rappresentato dal riconoscimento dei tre biccchieri che per la prima volta premia questa cantina che ormai da tanti anni fa della qualità la sua “Mission”. La Cantina del Taburno era presente con Cesco dell’Eremo 2012, grande equilibrio ed eleganza di un vino che si presta ad innumerevoli abbinamenti, che strizza l’occhio ai bianchi franco-friulani-altoatesini.

Ottima figura!

L’Aglianico era rappresentato dalla Fattoria La Rivolta di Paolo Cotroneo: La Riserva 2009. Un vino dal rapporto qualità/prezzo molto alto, nonostante i tannini molto vivi  e la spalla acida molto presente, condizioni necessarie per dargli longevità (10-15 anni), è già da subito un ottimo compagno per pranzi impegnativi che facciano riferimento anche alla nobile selvaggina (lepri, capriolo, cinghiale ecc..).

Per la Barbera del Sannio gran curiosità per il riferimento alla “nobile Piemontese” (inciso: siamo sicuri che faccia bene cambiargli il nome, cadendo in anonimato, o non sarebbe meglio continuare a cavalcare l’onda del dubbio e magari sottolinearne le differenze rispetto alla Barbera del Piemonte?) e piacevolmente sorpresi, i degustatori, della freschezza del nostro vino rosso, non solo, e della sua esplosione di frutta rossa e more; molto polposo!  è stata l’espressione dei più.

In effetti è stato vissuto come un vino   novello ma con più freschezza e struttura,  e vista la grande difficoltà di caratterizzare un vino, direi che questo è un ottimo risultato, un buon punto di partenza per puntare decisamente su questo posizionamento. Vinificazione in acciaio e affinamento in vetro danno questo bel risultato, chiaramente bisogna puntare sull’annata in corso, una Barbera del Sannio non si presta ad invecchiamento (a meno che non si decida per l’uso di legno, con risultati probabilmente non brillantissimi), si snatura, perde la freschezza, la vinosità, il bel fruttato. A Firenze erano tre le nostre Barbere: Torre Venere, Vigne Sannite, Venditti.

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