I VINI ROSATI DA AGLIANICO DEL TABURNO

ROSATI Finalmente i nostri Vini Rosati ottengono giudizi molto lusinghieri dalla stampa specializzata,  e con un  buon riscontro in termini di bottiglie vendute. In passato erano forti le critiche da parte degli esperti in degustazione di vini, che si ritrovavano a bere  vini dal un tenore alcolico di circa 15% , beverini, molto gradevoli perchè serviti fresco e  con un leggero residuo zuccherino, ma che non consigliavano di berne più di un bicchiere. Per tanti anni si è persa una occasione, peccato, ma purtroppo dalle nostre parti il Rosato è stato sempre considerato  un “prodotto di completamento” di gamma più che come un prodotto su cui puntare, enologicamente parlando, un sottoprodotto della produzione dei vini rossi di pregio.

Si adottava e tanti ancora lo fanno, la tecnica del “Salasso”, ossia  agli inizi della  vinificazione in rosso prima che parta la fermentazione alcolica dei vini rossi, dalla massa di mosto e bucce si tira via un 10% circa (dipende dall’annata) di mosto in modo da avere maggiore concentrazione.

Il mosto allontanato, di colore  più o meno rosa, per lo scarso periodo di contatto con le bucce rosse, subisce un processo di vinificazione in bianco a dare un vino rosato con sentore di frutta un pò matura.

Da molti anni esiste una produzione enologica “Rosa” a dare vini Chiaretti, Rosati, Rosè, la Provenza  ne ha fatto un prodotto principe al punto da rappresentare più dell’ottanta% della sua produzione di vini. In casa nostra è il caso dell’Abbruzzo con il vitigno Montepulciano, ma soprattutto è nel Salento che si è puntato su una produzione specifica, su un progetto preciso che conducesse ad un vino che come dicono  i Francesi “Rosè-qui-va-avec-tout”,  . cioè un vino da abbinare praticamente su tutto, un vino rosso a cui si toglie l’aggressività, un vino bianco a cui si aggiunge un pò di colore e un pò di struttura.

Il primo rosato prodotto in Italia è stato il Five roses di De Castris, prodotto  in un primo momento solo per il mercato statunitense, nel 1943 a Salice Salentino.

Un inciso: il vino rosato non si può ottenere miscelando un vino rosso con un vino bianco, è consentito fare ciò solo per creare il vino base per la produzione di spumanti, come per Champagne o Franciacorta.

Tornando alla nostra realtà sannita, dalla vendemmia 2011, con la denominazione di origine controllata e garantita  (DOCG), il Rosato è diventato un vino di punta con una attenzione specifica per la sua produzione: le uve sono state raccolte in anticipo rispetto alla vendemmia classica per l’Aglianico, in questo modo il tenore zuccherino è risultato un pò più basso e quindi il grado alcolico che ne è derivato ( 13%), mentre l’ acidità è risultata più sostenuta e ci ha garantito una maggiore freschezza e profumi più fruttati (frutta fresca) e delicati. Uva quindi destinata esclusivamente alla produzione del rosato.

Alla degustazione  i nostri rosati si presentano di colore cerasuolo con una leggera sfumatura viola, luminosi, agitando e roteando il bicchiere è evidente la buona consistenza indice di buona struttura.

Al naso si alternano sentori di frutta e fiori: ciliegia, fragola, rosa

In bocca una leggera dolcezza subito sostenuta da una buona acidità, poi arriva il calore dell’alcol, tutto in equilibrio, freschezza, sapidità, persistenza  a lasciare una piacevole sensazione di benessere.

Abbinamenti: Innumerevoli, solo per citarne qualcuno, Polpi alla diavola, Brodetto alla Vastese, Baccalà alla Livornese, Coniglio alla Ischitana, Calamarata, Bucatini olive e capperi.

Temperatura di servizio :trattiamolo da bianco per esaltarne la freschezza:  8-10°.

Prezzo  medio in enoteca: 6-9 euro

 

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