REPORT SULLA XII EDIZIONE DI FALANGHINA FELIX

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Si è conclusa la manifestazione Falanghina Felix  che rappresenta sicuramente il più importante appuntamento per la promozione del vitigno Falanghina nel panorama vitivinicolo regionale e nazionale”.

E’ tempo di fare un bilancio  sulla XII edizione di ‘Falanghina Felix‘, rassegna regionale dei vini da uve Falanghina organizzata dalla Camera di Commercio di Benevento tramite la propria azienda speciale Valisannio, con la partecipazione della Provincia di Benevento, della Regione Campania – Stapa Cepica di Benevento e del Comune di Sant’Agata dei Goti.
In bilancio è sicuramente positivo soprattutto in virtù del fatto che si è focalizzata l’attenzione  della comunicazione della qualità dei vini Falanghina, aspetto di cui si è discusso in maniera approfondita nel corso del focus “la Falanghina come simbolo  dell’agroalimentare in Campania” che si è svolto a Benevento lunedì 23 settembre presso la Camera di Commercio. Un  interessante contributo è arrivato anche dagli incontri ‘La mia Falanghina’, ossia il racconto, da parte di wineblogger e comunicatori del vino, del loro rapporto con questo vino nel corso della loro “vita enologica”.

Un altro evento ha caratterizzato la manifestazione: l’assegnazione del ‘Premio Falanghina Felix’, riconoscimento per segnalare e sostenere coloro che promuovono la conoscenza o difendono il patrimonio della vitivinicoltura campana. Delle quattro segnalazioni, i giurati, i nella sala ex Cinema Italia, hanno decretato un ex aequo, assegnando il premio al produttore Leonardo Mustilli di S. Agata e all’enologo-docente universitario Luigi Moio. Con questo premio, i giurati hanno voluto attribuire importanza sia al lavoro di difesa ed alla fase di studio di un vitigno che più di tutti è capace di presentarsi come la carta d’identità enologica della Campania Felix. Con il premio a  Mustilli si è data la giusta riconoscenza a chi, dagli anni ‘70, ha creduto alle potenzialità di un vitigno ormai sull’orlo della scomparsa ( il primo a vinificarla in purezza nel 1979), mentre con il riconoscimento assegnato a Moio si è sottolineata l’importanza del lavoro di ricerca compiuto nel corso degli anni grazie al quale il vitigno ha assunto una sua fisionomia nell’ambito della viticoltura di qualità campana e nazionale ed io come studente ( il Prof. Moio è stato il mio tutor per il tirocinio e relatore della mia tesi  di laurea in enologia e viticoltura sulla fermentazione malo-lattica nei vini rossi) posso confermare il suo amore viscerale verso questo vitigno, probabilmente superiore a quello che ripone verso il Greco e Fiano. Per Moio, la Falanghina rappresenta la versatilità assoluta ossia la possibilità di attuare, su di essa, tutti i vari processi di vinificazione possibili in enologia , chiaramente dopo aver stabilito a monte, cioè in vigna,  il tipo di uva da produrre per  ottenere il vino “progettato”. La dimostrazione  di questa versatilità l’abbiamo avuta in questa edizione di Falanghina Felix, dove gli appassionati hanno avuto la possibilità di degustare tutte le espressioni possibili della Falanghina: Spumanti, metodo Martinotti e metodo classico, Vendemmie tardive, Falanghine barriccate (legno solo per affinamento), Falanghine con fermentazione in legno, Falanghine fresche, immediate, Falanghine con grandi estrazioni da criomacerazioni, Falanghine con fermentazioni malo-lattiche svolte, Passiti da uve Falanghine.

Da rimarcare anche come il terroir sia importante nel definire i caratteri di un vino, questo lo abbiamo verificato degustando le Falanghine dei Campi Flegrei, vini un po’ meno strutturati rispetto ai “Sanniti”, ma dotati di una buona personalità con note minerali e sapidità davvero interessanti, eccezzion fatta  per “Vigna del Pino” della cantina Agnanum dove il legno spegne un pò l’immediatezza per ricercare la complessità, assicurata dalla barrique, che gli consentirà più lunga vita ed abbinamenti più arditi.

Faccio un rapido passaggio sui vini degustati, scusandomi con le cantine i cui vini non saranno oggetto di valutazione perchè non  ho avuto molto tempo a disposizione per valutare tutti.

Un vino su tutti mi ha impressionato, ancor di più perchè prodotto da una cantina che non conoscevo, la Falanghina Cocceius della Cantina Votino di Montesarchio, Falanghina del Sannio DOP sottozona Taburno.

Un vino di una freschezza immediata abbinata ad una ottima struttura assicurata dalla tecnica della “criomacerazione” pre-fermentativa, un leggero residuo zuccherino addolcisce l’evidente acidità; sembra di avere in bocca un limone addolcito: ottimo risultato.

Altra cantina che mi ha colpito favorevolmente è l’Azienda Agricola De Fortuna di Frasso Telesino con il suo crù Falanghina 4 Moggi ed il blend Falanghina-Garganega che origina il Finile 2012. Due vini freschi, fruttati con sentori di erbette della macchia mediterranea, con un tenore alcolico molto commerciale: 13% e 12,5%.

Alcune conferme rassicuranti:  La Cantina La Guardiense ha decisamente imboccato la strada della qualità, è evidente la mano di Riccardo Cotarella.

La Falanghina Senete, della linea Janare, abbina struttura e potenza alla freschezza di lunga persistenza, per non parlare dello Spumante, da uva Falanghina, “Cinquantenario”, che può tranquillamente sfidare ad armi pari il meglio degli spumanti italiani.

Uno spumante di un bel colore giallo paglierino carico con un perlage fine e persistente, al naso pienezza e fragranza, sentori di pesca gialla-melone-crosta di pane, al gusto si apprezza un buon corpo, alcool contenuto, una componente carbonica non aggressiva ma quasi c remosa, frutto dei 30 mesi di rifermentazione in bottiglia e quindi del grande contributo dato dal “sur lie”.

Dimenticavo si acquista in cantina (udite, udite) al prezzo di euro 8,50+iva.

Corte Normanna ancora una volta ci offre una Falanghina robusta con una notevole spinta acido-sapida degna di nota.

Oppida Aminea  con Caracena da una sua interpretazione del vitigno e che prevede lo svolgimento della fermentazione malo-lattica per assicurare al vino una inusitata morbidezza abbinata all’innata freschezza delle uve di Falanghina, a consegnarci  un prodotto dagli abbinamenti più ampi.

Tra le Falanghine vinificate in modo classico, vendemmia nei tempi giusti per ottenere buone acidità, uso di solo acciaio, segnalerei: Vigne Sannite con le sue due falanghine di cui una “biologica”, così come la Falanghina di Ciabrelli, Cantina di Castelvenere; la Falanghina di Libero Rill o(Fontanavecchia)  che finalmente ha coronato un sogno: la conquista del tre bicchieri Gambero Rosso (non ancora ufficializzato), giusto riconoscimento ad una cantina che ha sempre creduto nei nostri vitigni autoctoni, Falanghina ed Aglianico.

Dell’azienda Nifo Sarrapochiello ( un grande Lorenzo) possiamo dire che è come re Mida quello che raccoglie lo rende oro, letteralmente, il suo Passito di Falanghina, “Sarriano 2006” ha un colore di due toni inferiori  all’oro ma ha una complessità gusto-olfattiva notevolissima che gli consente abbinamenti suggestivi su grandi formaggi erborinati o invecchiati. Una cantina che non sbaglia un colpo, grandi vini rossi (Aglianico), grandi vini bianchi (Falanghina in tutte le versioni).

Di grande interesse le Falanghine più strutturate, la Cantina Cautiero offre una Falanghina di grande struttura con un bilanciamento freschezza-morbidezza che possiamo ritrovare nei vini rossi importanti, questo risultato ci fa accettare anche una piccola stonatura: finale un pò amaro.

Mustilli e la Cantina del Taburno con Vigna Segreta e Cesco dell’Eremo ci dicono che lavorando le uve in legno otteniamo vini longevi con note meno immediate  che  richiedono tempi di degustazione più lunghi per cogliere in pieno tutte le sensazioni che possono generare, ecco perchè sarebbe auspicabile, per la prossima edizione, dedicare una postazione specifica  per questa tipologia di vini.

Concludo con un vino da intenditori: Falanghina del Sannio Dop “Kissos 2008”, della Cantina Tora di Rillo Concetta

qualcuno critica il processo di “chardonizzazione”, ma se la raccolta un pò tardiva delle uve e l’uso “sapiente” della barrique ci fa bere un vino di questa caratura ben venga, è chiaro che questo appiattisce  e annulla le caratteristiche intrinseche del vitigno, ma dove è scritto che io debba riconoscere il vitigno con cui è fatto il vino che bevo? L’obbigo è di riconoscere un vino ben fatto!

 

2 commenti

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2 risposte a “REPORT SULLA XII EDIZIONE DI FALANGHINA FELIX

  1. giovanni esposito

    complimenti per l’articolo, appena iscritto e trovo qualche cosa che mi riguarda in prima persona, magnifica manifestazione, a presto!

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