COMODATO D’USO

immagine comodatoPer evitare contenziosi in merito alle condizioni che possano determinare il diritto all’Usucapione, per evitare di sottoscrivere un contratto di affitto che in campo agricolo prevede una durata molto lunga (a meno che non si facciano patti in deroga con intervento, ainoi, di sindacati di settore) perchè legato ai cicli produttivi che sono lunghi soprattutto per le colture arboree, ultimamente si ricorre al Comodato d’uso  che è un contratto regolato dagli articoli 1803 – 1812 del codice civile.

Tale tipo di contratto (articolo 1803 c.c.), essenzialmente gratuito, permette ad una parte (comodante) di consegnare ad un’altra parte (comodatario) una cosa mobile o immobile affinché questa se ne serva per un tempo o per un uso determinato con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta in comodato.

Il comodatario sarà obbligato alla restituzione alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando il comodatario se ne sarà servito in conformità del contratto (art. 1809 c.c.).

Più precisamente il comodatario sarà tenuto alla restituzione del bene non appena il comodante ne faccia semplice richiesta.
Pertanto a fronte della normativa il proprietario del fondo si sente molto tutelato, e quindi si sente libero di tenere in sospeso il suo bene immobile, di deciderne con calma il futuro.
La mancanza di un termine finale direttamente previsto dalle parti non autorizza il comodante a richiedere arbitrariamente la restituzione del bene oggetto del comodato immediatamente,
il codice civile precisa, infatti, che qualora al contratto di comodato non sia stato apposto un termine finale di durata, lo stesso può desumersi dall’uso cui la cosa doveva essere destinata (art.1810, cd comodato precario).
In tal senso si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione – sent. N. 704/2006 – stabilendo che la determinazione della durata del contratto di comodato, necessaria per impedire che il comodatario sia tenuto a restituire il bene non appena il comodante lo richieda, può essere non solo pattuita espressamente, ma può desumersi anche indirettamente, con riferimento ad elementi oggettivi correlati all’uso al quale il bene stesso è destinato.

Pertanto, afferma la Corte di Cassazione, una precisa e accurata delimitazione dell’uso consentito della cosa, desumibile innanzitutto dalla sua natura, nonché dall’attività del comodatario e comunque dall’esame complessivo degli interessi e delle utilità perseguite in concreto dai singoli contraenti, vale certamente ad escludere che, in difetto di un termine di durata stabilito dalle parti, il comodante possa richiedere autonomamente la restituzione del bene.

In base a quanto detto in burocratese capiamo che di fronte ad una concessione di un comodato d’uso di un fondo agricolo coltivato, alla richiesta di restituzione, da parte del comodante, sicuramente  va accolta in modo positivo ma solo dopo aver provveduto alla raccolta dei frutti provenienti dal fondo agricolo oggetto del comodato ovvero al termine del ciclo di coltura già in corso.

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