Precisazioni sul Diritto di Prelazione dei Terreni Agricoli

fondo agrario

Rispondo a Nicola che chiedeva alcune delucidazioni in merito al concetto di età avanzata, del calcolo delle 104 giornate annue e del minimo di superficie che possano assorbire le 104 giornate lavorative.

A beneficio di tutti pubblico la risposta.

Per età avanzata si intende di persone già in pensione di vecchiaia.

La condizione per ritenersi coltivatore diretto è in relazione alla quantità di lavoro destinato all’ attività agricola:

 La definizione più sintetica, ai sensi delle leggi che disciplinano la figura del coltivatore diretto, è quella che considera tale il soggetto che svolga abitualmente e manualmente la propria attività in agricoltura, sempreché con la forza lavoro propria e del nucleo famigliare sia in grado di fornire almeno un terzo della forza lavoro complessiva richiesta dalla normale conduzione dell’azienda agricola (si faccia riferimento ad esempio alle leggi nn.604/54, 454/61, 590/65, 203/82 e successive modifiche ed integrazioni, fino al recente Decreto Legislativo 228/2001).

La figura del coltivatore diretto è quindi riferita a requisiti di carattere sia soggettivo che aziendale (diversamente dal concetto di imprenditore agricolo e di imprenditore agricolo professionale che è riferito a requisiti di carattere esclusivamente soggettivo), e circa il riconoscimento della qualifica nulla di nuovo aggiunge il D.lgs. n°99/04 alla normativa precedente,che resta pertanto invariata.

Il coltivatore diretto è un imprenditore agricolo che si avvale esclusivamente o prevalentemente di manodopera familiare, mentre “l’imprenditore agricolo conduttore”si avvale prevalentemente di manodopera salariata.

Si precisa che il coltivatore diretto è considerato“imprenditore agricolo”, anche qualora non abbia la titolarità formale della azienda agricola, come nell’ipotesi del coltivatore diretto coadiuvante collaboratore nell’impresa familiare agricola della quale sia titolare un altrof amiliare (a differenza di quanto avviene nell’impresa

familiare artigianale o commerciale, la dottrina agraria configura l’impresa familiare in agricoltura come ipotesi società agricola, alla quale compete la titolarità dell’azienda agricola, assumendo la veste di imprenditore agricolo“indiretto”.

Normalmente il coltivatore diretto è comunque anche in possesso dei requisiti previsti per la figura di Imprenditore Agricolo Professionale, ed è in tale veste che accede ai benefici previsti: ciò accade ad esempio in campo urbanistico e per la concessione di finanziamenti, aiuti e contributi previsti nel settore agricolo.

 

Il possesso del requisito del tempo di lavoro dev’essere verificato confrontando il tempo che l’imprenditore agricolo dedica alla attività agricola (e alle attività connesse) con il tempo che lo stesso imprenditore dedica a eventuali attività extra-agricole .Pertanto, l’imprenditore agricolo interessato, congiuntamente alla richiesta di riconoscimento della qualifica di IAP, dovrà presentare all’Ente competente apposita scheda aziendale (redatta su modello conforme allo schema che sarà approvato dalla Regione) in cui siano indicate le coltivazioni e gli allevamenti praticati dall’azienda.

Il tempo dedicato alla eventuale attività extra-agricola dev’essere ricavato dalle documentazioni relative a tale attività, prodotte dal soggetto interessato, o in altro modo ritenuto opportuno dall’Ente istruttore della richiesta di riconoscimento della qualifica di IAP.

In ogni caso il tempo dedicato all’attività agricola dev’essere ricondotto al tempo lavorativo totale annuale di una unità lavorativa attiva, storicamente pari a 287 giornate di 8 ore ciascuna (corrispondenti a una ULU = Unità Lavorativa Uomo) in agricoltura, mentre per le attività extra-agricole dev’essere ricondotto al valore

di 230 giornate lavorative che si assume come valore medio dell’impiego a tempo pieno nel settore extra-agricolo.

Pertanto non può essere considerato imprenditore agricolo Professionale il soggetto che svolga attività lavorativa extra-agricola per un tempo superiore alle 115 giornate in un anno (metà di una unità lavorativa impiegata a tempo pieno) in zona non svantaggiata e per un tempo superiore alle 172,5 giornate in un anno (tre

quarti di una unità lavorativa impiegata a tempo pieno in zona svantaggiata.

In conclusione, il requisito del tempo di lavoro si ritiene soddisfatto qualora:

Zone non svantaggiate:

  • devono essere soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:

l’imprenditore dedica all’attività agricola almeno il 50% del proprio tempo complessivo di lavoro, purché,

comunque, l’attività extra-agricola svolta non richieda più di 115 giornate in un anno (metà di una

unità lavorativa impiegata a tempo pieno). • l’azienda agricola deve avere una estensione tale da

richiedere almeno 104 giornate convenzionali di lavoro in un anno.

Zone svantaggiate:

  • devono essere soddisfatte entrambe le seguenti condizioni:

l’imprenditore dedica all’attività agricola almeno il 25% del proprio tempo complessivo di lavoro purché, comunque, l’attività extra-agricola svolta non richieda più di 172,5 giornate in un anno (tre quarti di una unità lavorativa impiegata a tempo pieno).

l’azienda agricola deve avere una estensione tale da garantire all’attività agricola almeno 104 giornate convenzionali di lavoro in un anno.

“A” = aziende con elevato livello di specializzazione, di dimensioni medio-grandi, con livello medio-alto di utilizzo della

meccanizzazione (anche a mezzo contoterzismo) e/o con allevamenti di tipo industriale

“B” = aziende di dimensioni medio-piccole, con livello medio-basso di utilizzo della meccanizzazione e/o con allevamenti di bestiame

Esistono tabelle, presso tutte le istituzioni governative e i patronati di indirizzo agrario, che calcolano le giornate lavorative convenzionali ad ettaro di coltura o a capo di bestiame.

A titolo di esempio per aziende medio-piccole, livello meccanizzazione non alto  Grano/orzo: 10 giornate ad ettaro ( in montagna 16 giornate)

Vigneto: 130 giornate ad ettaro (pianura), 150 (collina), 170 (montagna)

Uva trasformata in azienda: 10 giornate ad ettaro (20 se vini da invecchiare)

Vacche a stabulazione fissa: 15 giornate a capo (22 in montagna).

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