CAMPANIA STORIES

campania storiesBisogna dare atto a Miriade & Partners S.r.l. di aver scavalcato ed estromesso le istituzioni che dovrebbero essere funzionali al progetto sulla comunicazione dei nostri territori attraverso i nostri prodotti e/o viceversa ; questo sta succedendo nel mondo del vino campano.

Camere di Commercio, Pro-loco, Consorzi di produttori, Province, Regione, queste sono le istituzioni che di fatto vengono smascherate, sono inconcludenti, non vanno al di là di qualche convegno autoreferenziante, di qualche progettino che coinvolge sempre i soliti noti, la partecipazione al Vinitaly che tante risorse assorbe, ma vuoi mettere quante mangiate e bevute gratis si possono fare ed in più si spuntano anche le indennità di trasferta!

La Miriade & Partners và ad occupare uno spazio che sarebbe rimasto vuoto o quasi per inconsistenza o incompetenza o svogliatezza, ha iniziato in Irpinia per poi allargare il suo progetto su tutta la Campania.

Nel dettaglio  “Campania Stories” è basata su due eventi: I vini rossi delle provincie di Benevento-Caserta-Salerno-Napoli  6-8 marzo 2013; i vini della provincia di Avellino-Taurasi vendemmia 8-11 marzo 2013. Si replicherà a novembre per i vini bianchi con la stessa impostazione prevista per i vini rossi.

Ho avuto modo di partecipare all’evento come sommelier della brigata di servizio di Benevento (partecipazione gratuita di tutti i sommelier) nella sessione di assaggio riservata al pubblico di ristoratori-enotecari-operatori del settore.

Prima del servizio ho avuto modo di degustare qualche vino di cui vi parlerò: Il percorso inizia da Napoli, cinque le cantine presenti,Astroni, Contrada Salandra, Grotta del Sole, La Sibilla, Sorrentino, aziende che insistono sui territori dei Campi Flegrei e sull’area Vesuviana.

Astroni ha presentato 2 versioni di Piedirosso, una più immediata Colle”Rotondella 2011″ e l’altra “Vigna del Colonnello 2011”, non ancora in commercio (campione senza etichetta), è in affinamento in bottiglia, verrà commercializzata in settembre.

Vigna del Colonnello ha una connotazione diversa con più profondità a snaturare un pò il vitigno, questo è il nuovo progetto enologico che prevede un uso “sapiente del legno”= prezzo 2 volte e mezzo più alto rispetto al Colle Rotondella. Io esprimo liberamente il mio pensiero nonostante possa avere qualche rapporto + o – diretto con qualche operatore del settore enologico, ebbene il Piedirosso ha ragione di esistere quando non”scimmiotta” l’Aglianico, ho già parlato di questo aspetto circa 2 anni fa nell’articolo un vino Doc(trinarum):”Il piedirosso è un vitigno sicuramente campano. Il suo nome dialettale “per ‘e palummo” deriva da una  peculiarità del rachide, ossia il colore rosso dei pedicelli degli acini che ricordano il colore e la forma della zampa del colombo. A riprova della forte tipizzazione, il piedirosso è un vitigno raccomandato solo per  la Campania. I vini del Sannio beneventano, nella cui composizione hanno il piedirosso, sono i monovitigni  Taburno e Sannio e il rosso-rosato piedirosso della Doc Sant’Agata dei Goti.

Il vitigno si adatta a climi  caldi, avendo elevate esigenze termiche. La maturazione delle uve avviene tra fine settembre e inizio ottobre. Ha potenzialità enormi, se consideriamo che nelle nostre zone l’aglianico è un vino troppo impegnativo, mi spiego:  per struttura, per grado alcolico, si presta ad abbinamenti con cibi molto strutturati, quindi sarà relegato ai  classici pranzi domenicali o comunque ad occasioni particolari.

Il Piedirosso, con una gradazione e struttura più abbordabile, con tannini maturi e moderata asprezza, ben si presta ad abbinamenti con cibi quotidiani, più  semplici. Molteplici possibilità di abbinamento: pensate ad una pasta e patate (per cortesia: prima di servirla  fatela riposare almeno 15 minuti) o ad una pasta e fagioli, carne alla pizzaiola, parmigiana di melanzane o di  zucchine, o, perché no, una zuppa  di pesce o un baccalà in guazzetto.

Il vitigno che mal si presta ad  invecchiamento, nonostante i molti tentativi, va bevuto fresco, giovane, entro i 2-3 anni dalla vendemmia, ad  esaltare le sue peculiarità; potrebbe diventare il nostro Dolcetto. Infatti, quest’ultimo non ha la pretesa di divenire  Barolo con l’invecchiamento, è cosciente che con il più ricco conterraneo non ci sarebbe storia, dunque si posiziona lungo altri segmenti. Allo stesso modo noi, se puntiamo ad aumentare la concentrazione del piedirosso o in vigna o in cantina, non riusciremmo a tenere testa  nemmeno agli aglianici di secondo-terzo livello”

Classica e corretta interpretazione nel Piedirosso dei Campi Flegrei 2011 della cantina Grotta del Sole, sorvolo sul Gragnano, vero marketing territoriale di successo.

La cantina La Sibilla in appena 3-4 anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio che sta crescendo grazie ai 2 vitigni che esprime il suo territorio: falanghina e piedirosso, peccato l’ostinazione verso l’uso del legno; giustificato per il Campania Rosso Marsiliano 2009 in virtù della sua struttura e grado alcolico (14%) derivante da un uvaggio di varietà Marsigliese, Olivella e un pò di Piedirosso. Il legno su un vino di struttura media ( estratto inferiore a 30g/L ) e grado alcolico di 12-12,5% non si integra perfettamente, viene assorbito troppo.

La provincia di Salerno presentava 4 cantine: De Concilis, Le vigne di Raito, Marisa Cuomo, San Francesco. Ho degustato il Naima 2006 Igp Paestum Aglianico, vino ben fatto, massima attenzione sia in vigna che in cantina a regalarci un Aglianico dai tannini morbidi che induce a berne più di un bicchiere, De Concilis è una garanzia.

Non conoscevo Le Vigne di Raito, il suo Ragis 2009, Aglianico per l’ 80% e Piedirosso per il 20% è un vino da consigliare per il buon rapporto qualità/prezzo.

Marisa Cuomo non è solo Fiorduva, il suo rosso Costa d’Amalfi Furore Rosso Riserva 2008 ci colpisce per la sua personalità, un giusto mix tra il fruttato del Piedirosso e l’austerità di un Aglianico ottimamente vinificato.

Il Costa d’Amalfi Tramonti Rosso 4 Spine ris.2009 della cantina San Francesco ci conferma i grandi passi in avanti che stanno facendo in quel di Tramonti, le uve già stupende (da viti a piede franco, moltissime secolari) vengono ora vinificate con grande attenzione a regalarci vini dal grande impatto sensoriale.

Dieci sono le cantine della provincia di Caserta presenti alla manifestazione:

Alois, Castello Ducale, Masseria Felicia, Nanni Copè, Papa, Selvanova, Terre del Principe, Trabucco, Vestini Campagnano, Villa Matilde.

Terre del Volturno Sabbie di sopra il Bosco 2010  di Nanni Copè ha bisogno ancora di assestarsi, ha ottime potenzialità .

Falerno del Massico Primitivo Campantuono 2008, cantina Papa, una buona interpretazione del Primitivo che nonostante l’invecchiamento mantiene un fruttato molto fresco.

Terre del Volturno Pallagrello Nero Ambruco 2010, cantina Terre del Principe, vino decisamente elegante e fine, il vitigno è una buona base di partenza per il suo grappolo spargolo e la buccia spessa degli acini.

Chiudiamo con la provincia che ha ospitato l’evento, il Sannio, con otto cantine, tra le più rappresentative delle circa 100 presenti nel territorio: Cantina del Taburno, Fontanavecchia, La Guardiense, La Rivolta, Mustilli, Nifo Sarrapochiello, Torre a Oriente, Venditti.

La Cantina del Taburno conferma la sua forza presentando tre vini rossi, il Fidelis 2009, Aglianico ammorbidito da un tocco di Merlot e diluito nel colore da un tocco di Sangiovese, un vino dalla beva facile e non solo per il prezzo molto competitivo che ne fa un successo commerciale (circa 150.000 bottiglie prodotte ogni anno). Il Delius 2009 ha un piglio più severo, il tannino è un pò ruvido e ci fa immaginare gli abbinamenti con la cucina contadina saporita e grassa. Il Bue Apis 2008 è una conferma,  che nonostante il prezzo un pò alto merita di stare nella nostra cantina ideale (2 mesi fa ho bevuto un 2001 perfettamente in forma).

Fontanavecchia non  presentava il suo bomber, Vigna Cataratte riserva, ma il Grave Mora 2006 è comunque  un gran bere.

Decisamente in ascesa la Cantina La Guardiense che con la linea Janare presenta due crù, il Lucchero 2010 e il Cantari riserva 2008, 2 aglianici di grande impatto che gli consente un salto di qualità notevole.

Una conferma ci viene dall’Aglianico del Taburno Terra di Rivolta riserva 2008( gestione Pizzi), non a caso ha fatto man bassa di riconoscimenti e premi.

Nifo Sarrapochiello è diventato un punto fermo dell’enologia campana, cresce la qualità di anno in anno, bianchista notevole, ma ho apprezzato anche i 2 Aglianici: il base del 2009 e l’Aglianico del Taburno D’Erasmo riserva 2008, buona struttura, tannini ben levigati, equilibrio, la qualità a prezzi onestissimi.

Patrizia Iannella con la sua cantina, Torre a Oriente, è riuscita a imporsi all’attenzione del mercato anche con i suoi vini rossi Aglianici in purezza, cavalli di razza dalla buona personalità.

1 Commento

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Una risposta a “CAMPANIA STORIES

  1. Angelo Zotti.

    Evento pienamente riuscito .

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