TERREDORA

Mercoledì 7 novembre 2012 con Alberico Mascia e l’amico fraterno Antonio Follo, abbiamo preso parte ad una degustazione guidata organizzata dalla Cantina Terredora di Montefusco (AV).

L’ azienda nasce dalla separazione degli eredi Mastroberardino, l’uno Antonio tiene il nome e la sede in Atripalda, l’altro Walter si sposta a Montefusco portandosi in dono la maggior parte dei terreni aziendali.

Stiamo parlando della storia della enologia meridionale: nel 1878 Angelo Mastroberardino da inizio ad una epopea, iscrizione alla camera di commercio di Avellino, passo necessario per avviare le esportazioni dei suoi vini verso i paesi d’Europa e delle Americhe.

Per anni la Cantina è stata sinonimo e portabandiera della vitinicoltura di qualità, gli unici in Campania per tanti anni, affiancati solo di recente (ultimi 20 anni ) da poche altre realtà.

Siamo nel ramo Mastroberardino Walter. Dopo Walter arrivano i figli Daniela, Presidente regionale del movimento del turismo del vino, Lucio, Presidente dell’ Unione Italiana Vini, e Paolo che si interessa della parte agronomica dell’azienda e cura i rapporti commerciali con i clienti.

L’azienda può contare su circa 185 ettari di terreni vitati di proprietà nelle zone più vocate della provincia di Avellino: Santa Paolina-Montefusco-Lapio-Montemarano-Montemiletto-Montefalcione-Pietradefusi-Venticano e recentemente Gesualdo.

Territori caratterizzati da altitudini molto interessanti per l’enologia, arrivando ai limiti della coltivazione della vite, circa 750 metri, per regalarci, grazie alle ampie escursioni termiche, aromi, profumi  e acidità.

I siti produttivi di maggiore pregio e quindi si parlerà di Cru aziendali sono:

CampoRE: Si producono uve per le grandi Riserve di Fiano di Avellino DOCG e di Taurasi.

TERRE di DORA: Uve per il Fiano di Avellino DOCG

TERRE degli ANGELI e LOGGIA della SERRA: Da queste uve nascono le selezioni di Greco di Tufo DOCG.

CASALI della BARONIA e CORTE di GISO: Uve per produrre Aglianico e Falanghina che ricadono nella DOC Irpinia.

Paolo ci introduce alla degustazione di 4 vini bianchi e otto vini rossi nella sala ad hoc, molto funzionale.

Primo vino: Fiano di Avellino DOCG Terre di Dora 2010

uve prodotte in areale Montefalcione e Lapio, macerazione a freddo, affinamento  vino in acciaio  su fecce fini, il vino si presenta giallo paglierino dai profumi fruttati (pesca gialla, agrumi), floreali ( ginestra, margherita), miele; al gusto una buona freschezza e sapidità con chiusura gradevolmente amarognola

PT. 78/100

– Fiano di Avellino DOCG CampoRe 2007, lo possiamo definire un Crù, una riserva; la zona di produzione è Lapio (l’unico comune, insieme a Montefalcione a ricadere in 2 zone Docg: Fiano di Avellino e Taurasi). Raccolta di uve surmature, la fermentazione avviene in barrique, completa l’affinamento in acciaio e bottiglia in stretta anaerobiosi.

Il colore non poteva che essere Giallo ambrato, al naso fiori gialli, frutta matura, in particolare  pera, note agrumate, frutta esotica; la buona morbidezza fa il paio con una acidità ancora molto viva.

PT. 82/100

-Fiano di Avellino DOCG  CampoRe 2006, rispetto al fratello più giovane si presenta più fresco e scattante è sicuramente figlio dei suoi tempi: annata 2006 molto piovosa che ha dato uve non molto mature caratterizzate da una forte acidità che consentirà ulteriore longevità a questo Fiano.

PT. 84/100

Dopo la degustazione dei tre Fiano non di ultima annata, viene da considerare che questo vino andrebbe proposto anche e soprattutto di annate vecchie, sta agli enotecari e ai ristoratori convincere i consumatori che non sempre vino bianco equivale a gioventù (ultima annata).

E’ molto evidente, per l’azienda, la  predilezione verso il vitigno Fiano, tra i bianchi,  cosa condivisibile per l’eleganza ed aromaticità che possiede e che nel panorama enologico nazionale, lo porta ad occupare uno spazio ben definito.

In ogni caso vi è spazio, nella degustazione anche per un “Greco”:

Greco di Tufo DOCG Loggia della Serra 2009: sito di produzione uve è Montefusco, il vino presenta un colore gialoo paglierino, l’olfatto evidenzia nuance di albicocca, pesca gialla,mela, agrumi; il gusto avverte immediatamente freschezza e sapidità, un buon equilibrio con le note morbide, il corpo è pieno.

PT. 85/100

Come per il Fiano, il Greco andrebbe servito a temperatura leggermente superiore a quella prevista per i vini bianchi più freschi, 10-12 °C, per cogliere appieno le caratteristiche organolettiche di questi grandi vini.

Passiamo ai vini rossi degustati:

Principio 2008 Doc  Irpinia Aglianico, il vino esprime frutta matura, speziatura marcata, tannicità evidente, spigolosità, da rivedere tra un paio di anni.

PT. 75/100

Taurasi Fatica Contadina 2008 Docg, rispetto al Principio è più morbido, sentori meno verticali ma evidenti, finale lungo.

PT. 82/100

Taurasi Fatica Contadina 2007, un vino che si fa notare per la bella morbidezza sostenuta da una buona spalla acida, speziatura con prevalenza di pepe nero, frutticini di bosco, mora, ribes.

PT. 88/100

Taurasi Fatica Contadina 2000, impressionante il suo nerbo acido e i suoi tannini ancora molto vivi, il tempo è ancora dalla sua parte.

PT. 86/100

Taurasi Pago dei Fusi 2007, la produzione è nell’areale di Pietradefusi, quindi maturazioni anticipate (circa 15 giorni prima dell’area di Lapio), il vino presenta una buona morbidezza, meno ampio e complesso rispetto agli ultimi due vini degustati, ma comunque è fine e lascia una bocca gradevole.

PT. 83/100

Taurasi Pago dei Fusi 2006, l’annata ci consegna un vino duro, aggressivo sicuramente, ma è stato molto bravo l’enologo a bilanciarlo con le componenti morbide che erano già presenti nel potenziale enologico delle uve e con qualche accorgimento tecnico in vinificazione. Destinato a durare (evolvere) nel tempo.

PT. 88/100

Taurasi CampoRe 2006, scelte molto accurate per l’affinamento di questo vino, uso molto attento e minuzioso dei legni, trovano posto i Tonneau ( botti un pò più grandi delle barrique), e previsto un lungo affinamento in bottiglia al punto che ci vogliono circa 72 mesi per farlo uscire dalla cantina.                             Vale la pena aspettare tanto perchè il vino ci regala belle sensazioni olfattive e gustative, che spaziano dalla frutta matura, allo speziato fresco mentolato, dalla liquirizia al rabarbaro, un  vino molto generoso dal finale molto lungo e che regalerà piacere per almeno altri venti anni!

PT. 90/100

Taurasi CampoRe 2003, la conferma, di quanto detto per il vino precedente, la si ottiene degustando questo vino dalla complessità notevole: prugna succosa appassita, amarena fabbri, pepe nero, goudron, note empireumatiche gradevoli, una armonia tra le morbidezze non banali e la freschezza presente a darci una salivazione continua. Bocca appagata da un finale lunghissimo, un gran vino! Ed ha appena 10 anni!

PT. 93/100.

Lascia un commento

Archiviato in Altro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...