FALANGHINA FELIX 2012: Un buon riscontro

L’idea di trattare un solo vitigno, in una manifestazione enologica è una idea vincente per tanti aspetti:

-L’appassionato-consumatore avrà una visione molto ampia del vitigno e sui vari modi di interpretarlo, trasferirlo, trasformarlo in vino.

-I sommelier, enotecari, ristoratori, gli addetti ai lavori avranno l’occasione unica di calarsi totalmente nelle varie tipologie di prodotto e quindi  farsi un’ idea completa sull’offerta esistente.

I produttori avranno l’ occasione di confrontare il loro prodotto con le altre espressioni per trarne indicazioni al fine di migliorarsi. Sarebbe auspicabile anche un confronto con i sommelier che hanno gestito i vini ai banchi di assaggio e quindi raccolto gli umori, le impressioni di chi ha  degustato.

Un inciso: una buona idea sarebbe  anche quella di realizzare un evento specifico sul nostro vitigno di punta, l’Aglianico , coinvolgendo tutti i produttori del Sannio per confrontare i vari modi di declinarlo.

Si potrebbe continuare con il Piedirosso, altro vitigno radicato sul nostro territorio, un quarto evento potrebbe interessare i nostri vitigni autoctoni minori,  vista l’attenzione verso la ” tipicità ” avremmo una buona attenzione con il Moscato di Baselice, la Coda di Volpe, la Barbera del Sannio, l’ Agostinella ecc..

Tornando all’evento, questa edizione ha avuto il conforto del pubblico che è accorso numeroso, in larga parte di provenienza napoletana, a dimostrazione dell’interesse che hanno per i nostri territori, si dovrebbero raccogliere un pò di appassionati extraregione, ma qui vengono le note dolenti: si sono creati pacchetti turistici da offrire a tour operator o ad agenzie turistiche? Si è mai pensato di inserirsi in un circuito enoturistico? Si è mai realizzata una ” Strada del Vino reale “? Chiaramente le mie sono domande retoriche di cui già si conoscono le risposte, spero che qualcuno raccolga.

In questa edizione ho svolto una parte attiva operando come sommelier per i due giorni previsti ed ho avuto modo di degustare, in modo accurato e con il conforto degli appassionati che sono venuti al mio banco di assaggio, le otto cantine che rappresentavo. Sono riuscito a degustare altre Falanghine ( circa la metà sulle cinquanta  presenti ) nelle brevi pause che si sono create nel flusso degli enoappassionati..

La Cantina Fontanavecchia, con le sue diverse interpretazione della Falanghina, una fresca e immediata, l’altra strutturata-piena dai più ampi abbinamenti, ci conferma il suo trend di crescita quali-quantitativa.

La Cantina Mustilli, la prima a credere in una vinificazione in purezza per questo vitigno ( anni ’70 ),  è interprete fedele delle uve: spiccata acidità, sentori di banana, ananas, mela ( annurca )

L’Azienda Torre a Oriente, con una falanghina che denota spessore, frutto di una attenta vinificazione avvalendosi di una tecnologia evoluta.

La Cantina del Taburno conferma il ruolo di capofila, di leader di mercato (produce più di 800.000 bottiglie)per la falanghina, proponendoci sempre uno standard qualitativo alto e rappresenta un modello di riferimento per tutte le cantine sannite.

Oppida Aminea dei Fratelli Muratori con il ” Caracena 2001 ” ha stabilito il suo modello di Falanghina, che strizza l’occhio allo chardonnay, non gioca sulle alte acidità, anzi preferisce smussarla operando con la fermentazione malolattica, ma va verso una direzione internazionale a darci un vino di buona struttura, ben equilibrato, ottimo impatto sul consumatore.

Aia dei Colombi, combinazione perfetta tra le durezze e le morbidezze, bel vino.

Corte Normanna, una Falanghina che si può permettere i 14 gradi alcolici grazie ad una struttura e ad un equilibrio notevole.

La Guardiense, con la sua Falanghina della linea Janare ( top di gamma ) ci dimostra che anche le cooperative che sfornano milioni di bottiglie possono fare qualità.

Torre del Pagus, azienda dall’ottima conduzione enologica a darci interpretazioni originali dei vitigni sanniti, molto apprezzata Insomnia 2009, al naso è un’esplosione di profumi che si susseguono numerosi, magari in bocca l’aspettativa e’ un pò più alta, ma si sa che i vini bianchi sono fatti soprattutto per soddisfare il naso ( i rossi, la bocca ).

Nifo Sarrapochiello, una realtà consolidata, prodotti mai banali, controllo perfetto della vigna ( bio ) e della cantina per consegnarci vini riconoscibili, la sua Falanghina Alenta è fuori dal coro, sentori di frutta esotica, tè, albicocca, miele, frutto di una tecnica di vinificazione che prevede l’utilizzo di uve surmature e macerazione prefermentativa.

Azienda Cautiero di Cautano, l’ enologo Alberto Cecere ha prodotto la Falanghina Fois, grande espressione del vitigno, è questa l’interpretazione che preferisco: freschezza, mineralità, i 3-4 profumi-aromi ( esteri di fermentazione) netti, evidenti, con una lunga persistenza a bilanciare piatti anche ben strutturati.

Altre aziende che si stanno impegnando nella produzione di un prodotto di qualità e con buoni risultati: Vigne Sannite, Rosso Vermiglio, Terre Caudium, e soprattutto Fontanareale con la sua Falanghina, ottenuta da uve coltivate in modo biologico, che non sottolinea l’acidità ma un buon equilibrio, offrendoci anche morbidezza, frutto di una vendemmia meno anticipata rispetto ai tempi standard del Sannio.

Breve cenno sulle Falanghine extraSannio: degna di nota una Falanghina Doc dei Campi Flegrei, , buona freschezza ottima mineralità, aromi e profumi netti e con una gradazione alcolica ideale  (12,5% vol.)  per un vino bianco, soprattutto d’estate quando complice la calura non vorremmo limitarci ad un solo bicchiere!

P.S:  il premio Falanghina Felix 2012 è stato assegnato all’ Enologo Angelo Pizzi, per il  contributo dato  al miglioramento qualitativo del vitigno.

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