FONTANAVECCHIA: UNA PRODUZIONE ” IN ROSA”

 Vi parlo di una cantina che anno dopo anno  è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante  nell’enologia nazionale e rappresenta un’apripista ed un riferimento per le altre realtà produttive enologiche della provincia di Benevento.La passione di un’azienda per l’Aglianico e la Falanghina, vitigni che in questo angolo di Campania godono di un’alta vocazione, una tradizione familiare centenaria, il cambio generazionale, il talento e la passione contadina; sono questi gli ingredienti dei vini Fontanavecchia.

Ai vitigni autoctoni, ovvero alla falanghina e all’aglianico del Taburno, viene dedicata una cura particolare che li conferma come i più importanti produttori del territorio e grazie ai quali si ottengono etichette dalla spiccata personalità.

L’azienda Fontanavecchia sorge in un territorio particolarmente adatto alla coltivazione della vite: Torrecuso, nel Sannio Beneventano, ai piedi del Monte Taburno, in un paese dall’impianto medievale le cui origini, a tutt’oggi non definite, pare datino IV secolo a.C.

I vigneti, che coprono una superficie di 12 ettari e si trovano a circa 300 m. sul livello del mare, godono di una ottima esposizione, di una buona ventilazione e di un clima ideale perché fresco d’estate ed asciutto nella stagione invernale.

L’imbottigliamento inizia nel 1990, l’ultimo passaggio generazionale da Orazio a Libero avviene nel 2002 e da allora è un crescendo, sia in termini quantitativi con ampliamento della gamma che va dallo spumante  di Aglianico metodo classico, alla Falanghina spumantizzata con metodo charmat, dalla Falanghina fresca ed immediata ad una falanghina più strutturata e longeva, dai 4 Aglianici diversamente declinati ad un Piedirosso beverino e mai banale  che richiede una grande maestria  nella  vinificazione (opera di un grande dell’enologia sannita ed irpina, Angelo Pizzi), dall’ opulento Greco del Sannio all’elegante Fiano. ma soprattutto vi è crescita qualitativa e a tal riguardo vi parlo del suo  “Aglianico del Taburno Rosato 2011 DOCG” (la prima docg in Italia, per un vino rosato).

Il Rosato è ottenuto da uve di Aglianico del Taburno e rappresenta, il 2011, la prima vendemmia DOCG, riconoscimento ottenuto grazie al grosso impegno del Consorzio Samnium il cui Presidente,  il Dr. Libero Rillo ed il Direttore, il Dr. Nicola Matarazzo  hanno creduto e puntato molto,  come una grande opportunità per alzare il livello qualitativo della produzione e rendere, quindi, più competitivi, i  vini del territorio, sul mercato interno ma soprattutto  a livello internazionale.

Ogni annata passata, del rosato di Fontanavecchia, è stata da me sempre degustata e puntualmente criticata, era inevitabile non farlo in quanto ti ritrovavi a bere un vino con un tenore alcolico di circa 15% , beverino, molto gradevole perchè servito fresco e  con un leggero residuo zuccherino, ma al secondo bicchiere dovevi alzare “bandiera bianca”. Era una occasione perduta, peccato, ma purtroppo dalle nostre parti il Rosato è stato sempre considerato  un “prodotto di completamento” di gamma più che come un prodotto su cui puntare, enologicamente parlando, un sottoprodotto della produzione dei vini rossi di pregio.

Si adottava e tanti ancora lo fanno, la tecnica del “Salasso”, ossia  agli inizi della  vinificazione in rosso prima che parta la fermentazione alcolica dei vini rossi, dalla massa di mosto e bucce si tira via un 10% circa (dipende dall’annata) di mosto in modo da avere maggiore concentrazione.

Il mosto allontanato, di colore  più o meno rosa, per lo scarso periodo di contatto con le bucce rosse, subisce un processo di vinificazione in bianco a dare un vino rosato con sentore di frutta un pò matura.

Da molti anni esiste una produzione enologica “Rosa” a dare vini Chiaretti, Rosati, Rosè, la Provenza  ne ha fatto un prodotto principe al punto da rappresentare più dell’ottanta% della sua produzione di vini. In casa nostra è il caso dell’Abbruzzo con il vitigno Montepulciano, ma soprattutto è nel Salento che si è puntato su una produzione specifica, su un progetto preciso che conducesse ad un vino che come dicono  i Francesi “Rosè-qui-va-avec-tout”,  . cioè un vino da abbinare praticamente su tutto, un vino rosso a cui si toglie l’aggressività, un vino bianco a cui si aggiunge un pò di colore e un pò di struttura.

Il primo rosato prodotto in Italia è stato il Five roses di De Castris, prodotto  in un primo momento solo per il mercato statunitense, nel 1943 a Salice Salentino.

Un inciso: il vino rosato non si può ottenere miscelando un vino rosso con un vino bianco, è consentito fare ciò solo per creare il vino base per la produzione di spumanti, come per Champagne o Franciacorta.

Tornando alla nostra Cantina Fontanavecchia, da questo anno, con la denominazione di origine controllata e garantita  (DOCG), il Rosato è diventato un vino di punta con una attenzione specifica per la sua produzione: le uve sono state raccolte in anticipo rispetto alla vendemmia classica per l’Aglianico, in questo modo il tenore zuccherino è risultato un pò più basso e quindi il grado alcolico che ne è derivato ( 13%), mentre l’ acidità è risultata più sostenuta e ci ha garantito una maggiore freschezza e profumi più fruttati (frutta fresca) e delicati. Uva quindi destinata esclusivamente alla produzione del rosato.

Alla degustazione si presenta di colore cerasuolo con una leggera sfumatura viola, luminoso, agitando e roteando il bicchiere è evidente la buona consistenza indice di buona struttura.

Al naso si alternano sentori di frutta e fiori: ciliegia, fragola, rosa

In bocca una leggera dolcezza subito sostenuta da una buona acidità, poi arriva il calore dell’alcol, tutto in equilibrio, freschezza, sapidità, persistenza  a lasciare una piacevole sensazione di benessere.

Abbinamenti: Innumerevoli, solo per citarne qualcuno, Polpi alla diavola, Brodetto alla Vastese, Baccalà alla Livornese, Coniglio alla Ischitana, Calamarata, Bucatini olive e capperi.

Temperatura di servizio :trattiamolo da bianco per esaltarne la freschezza:  8-10°.

Prezzo in enoteca: 7-8 euro

Punteggio: 87/100

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