DIRITTO DI PRELAZIONE SU TERRENI CONFINANTI

Diritto di prelazioneIn tema di prelazione agraria del confinante, il relativo diritto spetta a chi, oltre ad essere proprietario del terreno contiguo con quello oggetto di vendita, riveste anche la qualifica di coltivatore diretto. La definizione di coltivatore diretto è ricavabile dall’art. 31 della legge n. 590/1965 in forza del quale “ai fini della presente legge sono considerati coltivatori diretti coloro che direttamente ed abitualmente si dedicano alla coltivazione dei fondi ed all’allevamento ed al governo del bestiame, sempre ché la complessiva forza lavorativa del nucleo familiare non sia inferiore ad un terzo di quella occorrente per la normale necessità della coltivazione del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame.”  Sulla base della citata norma la prelazione deve essere allora riconosciuta a chi, in maniera abituale e diretta, si dedica alla coltivazione del fondo impegnando una forza lavorativa personale e del proprio nucleo familiare non inferiore ad un terzo di quella necessaria per le esigenze di coltivazione del fondo stesso. Quindi il coltivatore diretto, ai fini della prelazione, deve essere impegnato personalmente, pur coadiuvato dalla propria famiglia, nella coltivazione del fondo e tale attività di coltivazione deve avere il connotato della abitualità. Nel silenzio della norma, la giurisprudenza ha avuto modo di puntualizzare che “il concetto di abitualità deve essere inteso quale normale ed usuale svolgimento di lavori agricoli, in maniera tale che l’attività agricola venga svolta in modo stabile e continuativo anche se non professionale, prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della propria famiglia, traendo da tale attività un reddito, anche se secondario” (Cass. 23 gennaio 1995, n. 759). Meritano di essere segnalate alcune sentenze le quali hanno ripreso, sviluppandoli, i concetti sopra espressi nei termini per cui, ai fini della ricorrenza della qualifica di coltivatore diretto, non occorre né che l’attività agricola sia svolta in forma esclusiva rispetto ad altre attività, né che dalla coltivazione del fondo il coltivatore diretto ricavi la maggior parte dei suoi redditi. Così, a titolo di esempio, è stato detto che “La qualifica di coltivatore diretto, in relazione al requisito della abitualità, previsto dall’art. 31 della l. n. 590 del 1965 in linea generale e, quindi, anche ai fini dell’esercizio della prelazione agraria, può essere attribuita anche a chi svolge altra attività lavorativa principale, poiché non è richiesto che l’attività di coltivazione sia esercitata professionalmente, cioè in modo tale che questa costituisca la principale fonte di reddito del soggetto, risultando sufficiente che detta attività sia abituale, intendendosi questo requisito quale normale e usuale svolgimento di lavori agricoli, in maniera tale che l’attività agricola venga realizzata in modo stabile e continuativo, prevalentemente con lavoro proprio o dei componenti della propria famiglia, traendo da tale attività un reddito, pur se secondario” (Cass. 26 gennaio 2006, n. 1107). Secondo la giurisprudenza, la qualità di coltivatore diretto deve essere intesa in senso restrittivo per cui la prelazione agraria deve essere riconosciuta solo in presenza dell’attività di coltivazione della terra che “può o meno concorrere con l’allevamento, ma non può mancare” (Cass. 24 maggio 2002, n. 7635), mentre, al contrario, tale qualità è stata esclusa in capo a chi si dedica esclusivamente al governo e all’allevamento del bestiame. In questo contesto, la giurisprudenza ha poi precisato che: – il diritto di prelazione può essere attribuito sia a chi coltiva direttamente il fondo al fine di venderne i prodotti sul mercato, sia a chi si dedica alla coltivazione del fondo per destinarne i prodotti a consumo proprio (così Cass. 19 dicembre 1980, n. 6563); – non è considerata di per sé preclusiva al riconoscimento della prelazione l’età avanzata del soggetto interessato (Cass. 25 maggio 2007, n. 12249) o la circostanza che lo stesso sia titolare di pensione di invalidità, “una volta che sia accertato in concreto che sia prima che dopo la concessione della pensione di invalidità, egli ha continuato a coltivare direttamente il terreno, coadiuvato dai propri familiari” (App. Roma 2 novembre 1992). Pertanto il possesso della qualifica di coltivatore diretto dovrà essere accertato e verificato di volta in volta, tenuto conto dei criteri elaborati dalla giurisprudenza in proposito, come in precedenza descritti.

15 commenti

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15 risposte a “DIRITTO DI PRELAZIONE SU TERRENI CONFINANTI

  1. nicola cornacchia

    quando si parla di età avanzata si intende che sia già in pensione?
    ormai le giornate lavorative ( 104) non vengono tenute conto?
    leggendo un po di articoli: mi sembra che un lavoratore deve impiegare 1/3 della forza lavoro necessaria per la coltivazione del fondo, indipendentemente dalla superficie. può quindi impiegare anche meno di 104 giornate annuali?
    se un lavoratore si deve iscrivere come coltivatore diretto, deve coltivare un minimo di superficie di terreno per raggiungere le 104 giornate? grazie

  2. ju

    Se il confinante è un pensionato può esercitare la prelazione agraria?

    • Coltivatore Confinante
      La Sentenza n. 1712 si occupa di prelazione del confinante.
      I requisiti sul piano soggettivo da osservarsi possono così essere sintatizzati:
      a) il confinante deve essere proprietario di un fondo confinante con quello oggetto di vendita;
      b) il confinante deve essere coltivatore diretto;
      c) il terreno oggetto di coltivazione deve essere quello confinante, non essendo sufficiente che la coltivazione venga esercitata altrove;
      d) il terreno confinante deve avere una propria autonomia colturale;;
      e) il confinante deve coltivare detto fondo contiguo da almeno un biennio;
      f) il confinante non deve aver venduto fondi da almeno un biennio.
      Chi è il coltivatore diretto ai fini previdenziali INPS ? Qualunque soggetto che abbia come attività principale la coltivazione dei fondi e/o l’allevamento del bestiame. In pratica sono tutti i soggetti (anche pensionati, studenti ecc.) che ricavino dalla azienda agricola più del 50% del proprio “reddito da lavoro” e che dedichino alla attività agricola più del 50% del proprio tempo. N.B. gli studenti che durante il periodo estivo collaborano con i familiari nella coltivazione dei fondi o nell’allevamento del bestiame devono fare domanda di iscrizione presso le liste INPS dei Coltivatori Diretti e quindi pagare i relativi contributi.
      Non ci sono altri requisiti obbligatori per l’iscrizione? Naturalmente è richiesta una dimensione aziendale minima che è stata stabilita in 104 giornate lavorative; le 104 giornate non sono quelle che realmente il coltivatore effettua ma sono state stabilite da apposite tabelle ettaro coltura elaborate dall’INPS.
      Come faccio a sapere se supero o no le 104 giornate e quali documenti ? Essendo tabelle che mettono in relazione le superfici e le colture sono molto articolate. I nostri uffici EPACA, sia di zona che provinciale, sono in grado di determinare per ogni singola azienda, sapendo le superfici suddivise per coltura e il bestiame allevato, le relative giornate lavorative . Evidentemente sono sufficienti una copia dell’adesione al PSR “c.d.ex verde agricolo”, della scheda stalla aggiornati ed eventuale numero di altri capi allevati ( arnie, ecc)
      Un Coltivatore può lavorare in altri settori ? Si può lavorare in ambito non agricolo a patto che si rispettino i requisiti di reddito e di tempo sopra riportati oppure che l’assunzione avvenga in base alla legge sulla montagna.

  3. Rossella

    Sono coltivatrice diretta, affittuaria di un terreno agricolo di mio nonno (coltivatore diretto ormai in pensione). Un terreno confinante senza affittuario è stato messo in vendita: c’è la possibilità di esercitare una prelazione?
    Mi è stato detto che mio nonno, in quanto ex coltivatore diretto può esercitarla, in sede di stipula poi dovrebbe comunicare al notaio che lui l’acquista ma la intesta a me che sono regolarmente iscritta. È vero questo?
    Grazie anticipatamente della cortese risposta

    • Purtroppo suo nonno non potrà esercitare il diritto di prelazione perchè e’ in stato di quiescenza, nemmeno lei perche’ è semplicemente una affittuaria; purtroppo suo nonno, a suo tempo,avrebbe dovuto farle un atto di donazione!

  4. Roberto

    Salve, a riguardo del diritto di prelazione un’associazione agraria da poco diventata Università Agraria che conta più di 1500 soci e confinante con il terreno che vorrei acquistare, come faccio a sapere se il 50% dei propri soci è coltivatore diretto per cui ha diritto alla prelazione.
    Grazie

  5. Franco

    Ciao, volevo chiedere un’informazione: un’associazione agricola ora diventata Università Agraria che conta più di 1500 soci ha diritto di prelazione anche se non ha il 50% dei soci con la qualifica di coltivatore diretto?
    Grazie

  6. Francesco

    Ciao Angelo Melillo, sono interessato all’acquisto di una casa accatastata A/4 e del terreno agricolo su cui si trova.
    Il confinante ha diritto di prelazione anche se su tale terreno vi e’ una casa accatastata A/4 che non e’ una casa rurale?
    Grazie

    • Purtroppo, per te, ha il diritto di prelazione su tutto, la finalità della legge è volta alla costituzione di una proprietà più grande per rendere più competitiva l’azienda agricola sul mercato; chiaramente il confinante, in questo caso, dovrà valutare bene la convenienza all’acquisto visto che la casa accatastata A/4 avrà una alta incidenza sul valore totale della proprietà. Fai molta attenzione alla cifra che deciderete di mettere nel compromesso!

      • Francesco

        Grazie mille della risposta…
        Forse la cosa migliore è frazionare il terreno dalla casa così da potermi giudicare quantomeno l’abitazione con un bel giardino!! Ho letto che gli immobili A/4 non possono essere soggetti a prelazione agricola.
        Però non so i tempi e i costi a riguardo…
        Grazie ancora

      • Mi spiace, purtroppo è una strada poco praticabile in quanto la cubatura della casa è in relazione ai metri quadrati di suolo annessi alla proprietà. Saluti.

  7. Francesco

    In che senso e’ in relazione? E’ un casale di 300 mq con 10 ettari di terreno agricolo.
    Non so come l’associazione agricola possa giustificare ai soci l’acquisto del casale…. Ma per garantirmi l’acquisto del casale pensavo a tale frazionamento.
    Grazie

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