La nuova norma sui vini biologici. L’UE partorisce un topolino

Grazie alle nuove norme è possibile garantire una maggiore trasparenza e permettere un migliore riconoscimento da parte dei consumatori. Esse contribuiranno non solo a facilitare il funzionamento del mercato interno ma anche a rafforzare la posizione che i i vini biologici dell’Ue detengono a livello internazionale, dato che molti altri paesi produttori di vino (USA, Cile, Australia, Sudafrica) hanno già stabilito norme in questo campo. L’atto legislativo completa la normativa in materia di agricoltura biologica dell’Ue, che riguarda ora tutti i prodotti agricoli.

Questo è quello che ci racconta il comunicato dell’Unione Europea, ma inquadriamo meglio la cosa.

L’Unione Europea il giorno 8 febbraio ha varato UNA NORMA (non Le norme), che regola la produzione di vini biologici e quindi si potrà scrivere in etichetta “vino biologico”. Secondo il regolamento 834/2007, si poteva riportare solo sulla retroetichetta “vino prodotto con uve ottenute con produzione biologica”.

La nuova norma stabilisce i quantitativi massimi di solforosa presente in un vino tali da farne un “vino biologico:

  • 100 mg/l per vini rossi 
  • 150 mg/l per vini bianchirosati con possibilità di incrementare di 30 mg/l se vi sono più di 2 g/l di zuccheri riduttori presenti nel vino.
  • 155 mg/l per spumanti di qualità, si va oltre per gli altri tipi di spumanti.

Ma di che cosa stiamo parlando? Di una norma che riduce di un 1/3 i limiti massimi previsti per i vini tradizionali, il codice di autoregolamentazione dei produttori di biologico in Italia avevano stabilito in 60 e 80 i mg/l massimi per vini rossi e bianchi, valori che avavano un senso; oggi si consentirà di portare in cantina uve cattive da pessima viticoltura o per vendemmia e trasporto approssimativo, visto che si potrà rimediare con il “bisolfito” generoso, non sembrerà vero a tante cantine di entrare così facilmente in questo business, gli basterà aggiustare un pò il tiro nelle pratiche agronomiche ed il gioco è fatto.

Mettiamoci almeno una pezza, come avevo già auspicato in un articolo precedente, facciamo obbligo di riportare in etichetta il contenuto in milligrammi/litro di solforosa, in questo modo il mercato avrà riferimenti precisi per individuare il produttore che si fà il m..zo per tenersi basso con la SO2 per dare un prodotto più salubre.

Non analizzo la disciplina prevista dalla nuovaOCM 606/2009 che regola le pratiche enologiche che portano ad un vino “bio” perchè già note da tempo, volevo solo commentare la norma sulla solforosa che è stata presentata come risolutiva e definitiva a dare certezze al consumatore, il quale dovrà capire che il suo acquisto sarà soprattutto un atto di pura fede oggi più di ieri.

Lascia un commento

Archiviato in Approfondimenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...