Una sede all’altezza per il corso di Viticoltura ed Enologia

Venerdì 23 dicembre 2011 si è inaugurata la nuova sede di Avellino per il corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Napoli. La struttura di circa 750 m2 è uno storico palazzo del capoluogo irpino, ammodernato per essere funzionale alle attività didattiche e di ricerca, dotato di spazi adatti costruiti con cura. Vi è, ad esempio, una cantina sotterranea in tufo, davvero notevole per bellezza e dimensioni. Ovviamente per adesso è ancora vuota, in attesa di essere riempita con i vini derivanti dalle tante sperimentazioni che i docenti hanno previsto per gli studenti di enologia.

La scelta della città di Avellino come ospite della Facoltà è stata dettata dalla vocazione naturale dei suoi territori per la viticoltura, come aveva già intuito tanti anni fa il De Sanctis, che ha portato nel 1993 alla prima DOCG del sud, il Taurasi, e nel 2003 alle altre due DOCG: Il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino.

La nuova sede è il risultato di un grosso impegno che ha visto tanti protagonisti con in testa il direttore del corso di laurea in Enologia e Viticoltura, il prof. Luigi Frusciante, che con caparbietà e tenacia è riuscito a portare a casa questo grande risultato nonostante le tante contrarietà incorse, non ultima la congiuntura economica negativa che ha determinato tanti, troppi tagli alla pubblica istruzione.

L‘inaugurazione è stata celebrata dal presidente della provincia Cosimo Sibilia, accompagnato dall’onorevole Alberta De Simone, presidente della provincia uscente, che tanto si è spesa per avere questa facoltà nel 2005, e tanto si è adoperata per far confluire fondi necessari al raggiungimento di questo risultato. La De Simone ha inoltre anticipato, durante la presentazione, che potranno arrivare altri finanziamenti per la creazione di una cittadella universitaria intorno alla struttura che ci è stata consegnata, sui circa 20 ettari disponibili.

Molti gli intervenuti all’evento e molti gli interventi. Il prof. Coppola, assessore all’agricoltura della Provincia di Avellino, nonché direttore della sede del C.N.R. Di Avellino, ha rimarcato la convinzione, da parte dell’amministrazione provinciale, che questa facoltà farà da volano per lo sviluppo economico non solo irpino ma anche regionale. La provincia ha investito circa 3,5 milioni di euro a dimostrazione della fiducia che ripone nel progetto, per la ricaduta di immagine che avrà anche sui singoli produttori del settore vitivinicolo. Il Rettore prof. Marrelli – prendendo spunto da una riflessione del politico cinese Han Qiang ospite della provincia di Avellino – ha espresso la convinzione di dover investire nella ricerca per essere competitivi a livello internazionale. Questi ha poi rivolto un appello al nostro governo centrale affinché non si operino tagli ulteriori alla ricerca scientifica che vedrebbero penalizzata anche questa facoltà dalle grandi prospettive: questa sede, a detta del Rettore, ha tutte le caratteristiche per emulare come prestigio i grandi poli di ricerca enologica come Bordeaux, Montpellier, Conegliano, Alba, S. Michele all’Adige.

Dopo gli interventi delle autorità si è parlato di vino con il giornalista Pignataro che ha intrattenuto la platea sui vini bianchi campani, sottolineandone la territorialità, ossia il legame imprescindibile che hanno i nostri 3 vitigni bianchi storici (fiano, greco, falanghina) con il territorio di produzione che ne determina la forte caratterizzazione. Questo aspetto avrà sempre maggiore appeal alla luce di ciò che avverrà a breve, ovvero la produzione di vini australiani e forse anche americani con i nostri vitigni autoctoni. Il giornalista Gimmo Cuomo ha dissertato sui vini rossi campani mentre Antonio Corbo ha rimarcato il ruolo centrale della comunicazione per la promozione ed il successo del comparto enologico. Sua la riflessione che in Campania dove si producono buoni vini non vi è criminalità organizzata, dove invece si arranca (areale vesuviano, areale averso-casertano) vi è camorra (ma è nato prima l’uovo o la gallina?).

Ha concluso i lavori il prof. Luigi Moio, il motore della struttura, nel senso che sì abbiamo le strutture didattiche e di ricerca ma senza una docenza all’altezza resterebbe l’ennesima oasi nel deserto, fortunati, quindi, gli studenti che possono contare su di un personaggio di questa levatura, senza dimenticare il resto del  corpo docente: prof.Frusciante, prof. Pomarici, prof. Blaiotta, prof. Formato  prof. Forlani, prof. Zoina, prof. Basile, prof. Gambuti, prof. Piombino, prof. Mori, prof. Severino, prof. D’ Acierno, prof.Violante  che in questi sei anni ha creduto nella bontà di questo corso di laurea sottoponendosi a non pochi sacrifici di ordine logistico.

Grossa soddisfazione da parte del professore MOIO perché la nuova sede nobiliterà il corso di laurea in Enologia, rimarcando il ruolo centrale dell’università e della ricerca per lo sviluppo del comparto, con l’auspicio fondato che Avellino e gli enologi che si formeranno diventino riferimento per l’enologia nazionale.

In questa occasione, come è ormai consuetudine all’inizio delle vacanze invernali, il prof. Moio ha presentato il Vino della Facoltà, che per quest’anno accademico è un Fiano di Avellino. La scelta – come rivela il docente – è ricaduta su di un vino che porta nel nome la città che ospita il corso di laurea e che, tra i vitigni bianchi italiani, è probabilmente il più importante per originalità e per il suo equilibrio chimico, biochimico che è già presente nell’uva (una espressione già definita nell’uva al punto che sembrerebbe pleonastico fare una vinificazione: il vino si farà da solo).

I magnum di Fiano degustati durante il buffet ci hanno portato le caratteristiche tipiche del vitigno: una complessità olfattiva con sentori di frutta secca, nocciola, castagna, poi del floreale; in bocca non la sfrontata freschezza della falanghina o l’ostentata grassezza del greco ma l’eleganza e la surplace che fa rimanere fermo, in equilibrio, il fiano, per poi declinare i suoi aromi dopo la deglutizione che ci lascerà in chiusura una leggera nota ammandorlata.

N.B. la foto del magnum non compare perchè non l’ ho ricevuto, come tanti altri colleghi, sono andati ….a ruba, a buon intenditore poche parole!

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