Nude – Aglianico d’Irpinia IGT 2005: paga più la coerenza o il giusto appeal?

Degustando Nude 2005 della Cantina Giardino di Ariano Irpino si ha un iniziale disorientamento olfattivo dovuto ad una nota di riduzione. Un vino che resta in bottiglia per tanti mesi ha bisogno di un po’ di stretching prima di essere servito. Deve riprendere il suo tono muscolare, sgranchirsi, riprendersi il suo volume naturale. Deve riprendere fiato, ossigenarsi. Immaginatevi rinchiusi da molto tempo in una cassa (da vivi, non da morti). Usciti fuori avrete le articolazioni anchilosate, fame d’aria, avrete addosso un odore di chiuso, insomma starete da schifo! Ecco, così potrà sentirsi un vino dopo mesi di clausura in vetro, quindi, il consiglio, non date giudizi affrettati, concedete del tempo al vino prima di berlo, anche 15-20 minuti. Magari dopo il primo assaggio passate oltre per poi ritornarci in un secondo momento: il più delle volte troverete un vino diverso, aperto, generoso, che avrà meritato la seconda chance.

Nude, infatti, dopo un po’ di ossigenazione, si apre dando al naso buone sensazioni (liquirizia, frutta rossa matura, confettura, speziatura, soprattutto pepe e nota balsamica), offrendone altrettante alla vista (un bel colore rosso granato, impenetrabile al centro sottolineando il grande estratto e la struttura, confermati dalla consistenza nel bicchiere). In bocca una sorpresa. Ci si aspetterebbe una “fetta di vino”, un grande spessore che ti impegni la bocca in modo arrogante, invece il vino scorre leggero sopra la lingua, si guarda un po’ intorno e va giù lasciando un equilibrio e un’insospettabile freschezza nonostante i suoi 14 gradi alcolici. Un vino ben fatto, equilibrato in tutte le sue componenti.

Punteggio 88/100.

Abbinamenti: carni rosse, carni nere (cacciagione da pelo)

Uve: Aglianico d’Irpinia 100% provenienti da vigne coltivate col metodo Biologico non certificato

Affinamento: in barriques e tonneaux di terzo passaggio per 36 mesi, 18 mesi in bottiglia.

Chi fa un vino biologico o biodinamico o free-wine lo fa perchè crede nei valori del salutismo, della natura, del rispetto verso gli altri, oppure perché vuole prendersi una fetta del nuovo mercato, rivolgendosi ad un specifico gruppo di consumatori eco-friendly, ammantando il vino con un alone di ascetismo (salvo apportare variazioni sul tema allorquando il mercato dà altri segnali).

Cosa c’entra l’uso di solfiti con un vino rosso bio? Il disciplinare del bio – mi potrebbe essere risposto – ne consente l’uso fino a 60 mg/litro (per i bianchi 80mg/l), e se vi sono solfiti aggiunti va scritto in etichetta. Allora perché spesso voi del biologico non ne fornite il valore esatto per aiutare il consumatore? Forse questa operazione significherebbe assumersi delle responsabilità scomode!

Io ho esperienza personale di una azienda che usa meno solfiti di quanto previsto dal biologico, ma senza enfatizzarlo. I vini rossi si possono tranquillamente fare senza aggiunta di SO2: se usi uve sanissime, hai una cantina molto pulita, se sei rapido nella raccolta e nella lavorazione e controlli in modo maniacale gli step successivi della vinificazione. La cosa si fa molto difficile se vuoi “costruire” un gran prodotto che possa spuntare un prezzo da ultra-premium: devi macerare molto per avere molto estratto-struttura, molti aromi, prendendo grossi rischi, in quanto i batteri acetici sono in agguato e possono vanificare il tutto producendo in eccesso acetaldeide, acido acetico, acetato di etile e quindi acescenza, spunto acetico (sostanze che in piccole concentrazioni contribuiscono alla qualità al vino, ma, come succede per i farmaci, il dosaggio sbagliato ne fa un veleno).

Si utilizza anidride solforosa (che darà poi origine ai solfiti) per evitare tutte queste complicazioni. Ne usano poca, nella Cantina Giardino, perché i batteri sono più sensibili alla sostanza rispetto ai lieviti indesiderati e pericolosi, ma comunque aggiungono (eppure loro stessi ci hanno raccontato al corso di “Wine Business” che al vino si deve togliere e non aggiungere!). Questo è il primo aspetto. Altra questione: se vogliamo un prodotto che ci dia più forza sul mercato (un prezzo più alto) dobbiamo allargare il corredo gusto-olfattivo. Sai allora che c’è? Il tino di legno da 70 ettolitri che faceva tanto Francia, tanto tradizione, tanto snob lo abbandoniamo e prendiamo invece delle barrique (la barrique????) che conferiranno al vino tante note tostate, speziate, balsamiche.

La scelta del biologico non dovrebbe essere soltanto una scelta di marketing. I recenti comportamenti d’acquisto di una larga fascia di consumatori si orientano verso prodotti che si fregiano di questo titolo. Ma l’adesione a questo standard non dovrebbe essere dettata da un calcolo sul posizionamento del prodotto nel mercato, da un’attenta osservazione sul target più appetibile, dalla possibilità di creare un feticcio per chi non sa resistere al fascino dello status symbol. Le aziende che optano per il biologico non certificato hanno un codice di autocontrollo, ossia sono controllori di se stesse (ohibò!). Se l’adesione è mossa dalla condivisione dei principi fondativi il controllo è implicito nella loro attività e coscienza, ma se sono marketing oriented il consumatore dovrebbe tenere gli occhi bene aperti. Le cantine, piuttosto che insistere sul progetto di vita e sui nobili ideali in fase di comunicazione, sarebbero più oneste e coraggiose nell’ammettere che il loro non è nulla più che un progetto commerciale. Il mercato offre una nicchia di mercato ricca (con un target di riferimento medio-alto per cultura e portafoglio) in cui poter giocare un ruolo non più marginale, con la prospettiva di volumi di vendita più bassi ma un guadagno più elevato rispetto alla media generale. Questo è quello che bisognerebbe dire, soprattutto se sei ad un corso di perfezionamento in “Wine Business”! Sia premiata la trasparenza, l’onestà, la coerenza!

11 commenti

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11 risposte a “Nude – Aglianico d’Irpinia IGT 2005: paga più la coerenza o il giusto appeal?

  1. Amo i vini di Cantina Giardino, perchè oltre ad un bellissimo progetto ci sono anche vini che emozionano, che richiamano la terra, che non sono solo dimostrazione di stile e che si fanno bere, elemento sostanziale.
    Non sono eco-flriendly tout court, la cosa importante quando degusto o bevo un vino è quello che mi trasmette e il Nude è veramente un vino sopra le righe, un campione vero, terrigno e genuino.

    http://grappolospargolo.spazioblog.it/170525/Il+mito+della+longevit%E0.html

    Concordo con te sulla necessità di saper dare il giusto tempo a questi vini e sul fatto che chi segue la moda dei vini bio e biodin avrà poco futuro se alla base non c’è un serio proggetto e della sostanza enologica.
    Sul resto: vini puzzolenti e difettosi preferisco farli bere agli altri e non elogiare l’imperfezione solo per seguire un credo fine a se stesso.

  2. leggo con curiosita’ ,solo dopo molto tempo. i vini di Cantina Giardino,quelle poche volte che li ho bevuti,mi hanno sorpreso in positivo per bevibilita’,piacevolezza ed anche complessita’.non credo che siano da condannare perche’ “aggiungono” un po di solfiti,e comunque penso mirino a ridurre anno per anno,cercando di far quadrare anche i conti.
    sarebbe giusto indicare la quantita’ di solfiti,ma dovrebbero farlo tutti.Perche’ io che aggiugo ad es. 30 mg dovrei scriverlo (sulle schede tecniche e’ comunque riportato) e chi ne aggiunge magari 120 (o 180 )di mg invece indica solo “contiene solfiti”come prescrive attualmente la legislazione di questo paese di pulcinelli?
    Un po di coerenza non guasterebbe,anche se capisco le intenzioni a tutela di appassionati consumatori.Loro restano un esempio positivo da seguire e non a criticare,almeno sino ad ora.

    • Ben vengano le osservazioni e le critiche, sai che noia essere d’accordo su tutto, in effetti noi non siamo in sintonia solo su di un aspetto: avendo ascoltato più di una volta il coproprietario/enologo sul tema biologico, vigne vecchie (non di loro proprietà, almeno al tempo) tradizione, naturalità, ti aspetteresti coerenza; i loro vini rossi (sui bianchi si aprirebbe una discussione infinita) sono fatti non bene, ma benissimo (infatti li valuto bene), adottando però una enologia classica.Per me va tutto bene, ma non puoi millantare, è concorrenza sleale verso le cantine oneste che si sottopongono al giudizio dei consumatori con i loro prodotti fatti con lavoro ed onestà senza vantarsi di comportamenti non controllabili. Essere o apparire?
      Con stima. Angelo M.

  3. Sicuramente conosci meglio di me alcune affermazioni dei titolari,ma davvero non mi sembravano persone che vogliano millantare,
    Quando li ho conosciuti non hanno mai sostenuto che i loro sono vini e quelli degli altri no,almeno io non ho mai pensato che il loro “marketing” fosse basato su questi contenuti,visto che non essendo certificati(per scelta penso) certificati da nessun ente, basano il tutto anche sulla fiducia che il potenziale cliente dovrebbe avere nella loro filosofia produttiva.
    Riguardo all’uso di enologia classica credo sia la base di ogni buon produttore da cui partire e probabilmente il mix di questo bagaglio di esperienze, con il limitato uso di prodotti chimici in vigna ed in cantina,l’aggiunta molto ridotta di solforosa in vinificazione e\o all’imbottigliamento e l’uso di lieviti quanto piu’ autoctoni,stiano dando i risultati migliori per il momento,in attesa di ulteriori riscontri nel medio lungo periodo.
    Ripeto non conosco bene tutti i risvolti ed affermazioni fatte,non so se naturali-artigianali, ci sono (come mi sembrava di cogliere da loro genuino entusiamo) o ci fanno per fini meramente commerciali, come sembra possa tu la intenderla a difesa di una maggiore trasparenza.
    Magari essendo piu’ presente sul territorio potresti avere fondate motivazioni o almeno esser convinto di averle.
    Credo anche che possano pero’, meritarsi il “beneficio del dubbio” da parte di tutti e che comunque siano lodevoli iniziative,magari migliorabili ma pur sempre da provare.

  4. Chiedevo se avevi assaggiato anche qualcos’altro (visto il gran numero di vini presentati nelle due sedi) e magari non avevi avuto tempo di scriverne,sia commenti positivi che negativi.
    Non solo della 2009 naturalmente.
    Prosit.

    • Sull’evento di Telese ho scritto abbastanza, a Serino, avendo già parlato del Taurasi 2008 in occasione della manifestazione tenutasi a Montemiletto, mi sono limitato a valutare l’ultima annata trascurando volutamente anche quei vini inseriti senza seguire un progetto ma solo per riempire dei vuoti. Saluti.

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