Il Greco di Tufo, Cantine Di Marzo: il ritorno di un marchio storico

Cantine Di Marzo può vantare una lunga tradizione (sembra risalire al 1647), ma negli ultimi tempi si era trovata ai margini dell’enologia irpina, un vero peccato visto il ruolo che ha svolto nella diffusione del vino Greco di Tufo. Personalmente mi sono interessato di vino, come consumatore consapevole, per circa 20 anni (e spero di occuparmene per i prossimi 20 come operatore nel settore), ebbene, nei primi anni novanta il Greco era solo Di Marzo, così come l’Aglianico era solo Mastroberardino. 

La cantina ha avuto problemi legati alle successioni ereditarie, che ad un certo punto prevedevano circa 40 proprietari e quindi evidenti difficoltà di gestione. Finalmente da circa 2 anni è alla guida dell’azienda Ferrante Di Somma, discendente della linea femminile dei Di Marzo, supportato dalla sorella Maria Giovanna e dal papà ottuagenario Filippo. Ferrante sta rilanciando la cantina dopo aver investito risorse su nuovi impianti di produzione e la creazione di linee di vini orientate ai vari segmenti di mercato.

La cantina è ubicata a Tufo, dove possiede vigneti di uve greco (da poco anche aglianico), in particolare nella frazione San Paolo (il top), frazione S.Lucia e alcune zone del comune di S.Paolina. I terreni sono ad un’altitudine tra i 350 e i 500 metri e sono di natura argillosa-calcarea con presenza di grande mineralità.

La produzione prevede vini da uve greco e aglianico, di proprietà, e fiano da viticoltori-conferitori di Lapio. Non comprano barbatelle innestate per rimpiazzare le vecchie viti, ma dal proprio vivaio vengono fuori le “marze” che verranno innestate sul “portainnesto” proveniente da vite americana (quindi siamo in presenza di una continuità qualitativa costante). Tre linee produttive: linea palazzo, linea stemma e linea cantine storiche, destinata all’alta ristorazione e ad enoteche di prestigio.

Vi descriverò i due vini che ho degustato in occasione della presentazione della cantina nella seconda lezione del primo corso di perfezionamento universitario “Wine Business” presso la sede universitaria di Fisciano, Dipartimento di Economia.

Il primo vino: Franciscus, Greco di Tufo, linea cantine storiche.

Colore giallo paglierino carico con riflessi dorati, consistente, indice di una buona struttura. Al naso profumi intensi e di qualità: frutta fresca come ananas, banana, albicocca, pesca e appena accennata la pietra focaia, che diventerà più evidente in un secondo tempo, da ricollegare alla presenza dello zolfo nel terreno (come disse il buon Mario Soldati: “il vino è la poesia della terra”).

In bocca la mineralità è molto evidente e sommata alla buona acidità avrebbe potuto rendere il tutto squilibrato verso le durezze del vino; invece la fermentazione malo-lattica, che viene fatta svolgere in acciaio, conferisce una morbidezza che bilancia ottimamente. Le componenti dure e morbide si inseguono e si interscambiano per darci un buon equilibrio, al quale concorre anche il giusto grado alcolico. L’alcol non eccessivo, 12,5°, è quasi un’eccezione per la zona, dove troviamo normalmente i 13,5-14 gradi (talvolta sottaciuti sull’etichetta) spesso sintomatici di alcune mancanze.

In bocca vengono confermati i sentori dell’olfatto con una persistenza lunga che ci consente di rilevare le tante componenti presenti nel vino.

Vino eclettico dai tanti abbinamenti, perchè non spinge sull’unica nota che caratterizza molti vini bianchi, ossia l’acidità. Si può osare un accostamento anche su piatti inconsueti per i bianchi (con un po’ di pomodoro).

Punteggio 86/100

Prezzo in enoteca 11-12 euro.

Secondo vino: Anni Venti, Spumante extra brut da uve greco di Tufo

Il nome deriva dal fatto che dal 1926 la cantina spumantizza con il metodo classico (i primi in Italia).

Apprezzabile perlage con bollicine fini e persistenti a indicarci l’ottimo processo di spumantizzazione. All’olfatto non sentiamo la solita fragranza prevaricante da lieviti (crosta di pane); quì è sì presente, ma non copre i tanti profumi di frutta evidenti: mela e ananas su tutti. In bocca sentiamo l’effervescenza data dall’anidride carbonica, ma anche il volume, la cremosità dovuta alle sostanze cedute dai lieviti, essenzialmente mannoproteine trattenuta nel vino dalla co2.

Mi sono convinto che il vitigno più indicato per fare spumanti con il metodo classico nelle nostre zone sia il Greco, per struttura e profumi. Una ulteriore conferma mi è venuta dalla degustazione di spumanti da Aglianico e Falanghina. Il primo ha qualità e forza soprattutto nella buccia (da uve sane e con macerazione ben guidata) in grado di conferire complessità e una buona e delicata trama dei tannini, ma spogliato di questa non ci resta molto. La Falanghina va bene con il metodo charmat, perchè è un vitigno che ci esprime molti esteri di fermentazione, molto immediati, ma corti nel tempo per l’idrolisi acida che subiscono già nel primo anno.

Abbinamenti: fritto di tempura, delicato. Antipasti di pesce, primi piatti di pesce.

Punteggio 88/100

Prezzo in enoteca: circa 25 euro.

3 commenti

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3 risposte a “Il Greco di Tufo, Cantine Di Marzo: il ritorno di un marchio storico

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  2. “Il nome deriva dal fatto che dal 1926 la cantina spumantizza con il metodo classico (i primi in Italia).”

    ???? mai sentito parlare di Gancia e di Giulio Ferrari?? Loro facevano metodo classico ben prima del 1926!

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