Condividere un’idea progetto per il futuro

Ho partecipato al convegno organizzato dal consorzio di tutela vini del Sannio dal titolo “condividere un’idea progetto per il futuro”. Il consorzio di tutela è stato costituito ai sensi della legge 164/92 con la finalità di vigilanza e promozione dei vini del Sannio, cioè deve 1) garantire e formare il consumatore. 2) fare studio e ricerche. 3) valorizzare, tutelare e salvaguardare le denominazioni. 4) vigilare commercialmente le denominazioni alla luce della nuova OCM vini, con il consorzio che diventa il responsabile delle pratiche di governo dell’offerta al mercato. Raggruppa 379 soci: 324 viticoltori (che rappresentano il 66% della produzione totale del territorio) e 55 imbottigliatori; il presidente è il dr. Rillo Libero, il direttore dr. Matarazzo Nicola.

Libero è un imprenditore capace e di successo. La sua azienda Fontanavecchia fa prodotti di qualità avvalendosi della competenza tecnica dell’enologo Angelo Pizzi un uomo che ha fatto della professionalità e dell’umiltà il suo credo, un uomo del fare e non del dire, a cui non sono stati riconosciuti i giusti meriti. Il territorio di Torrecuso-Foglianise deve a lui la crescita cui assistiamo, culminata con la DOCG, ed è lui che ha portato l’enologia di questi territori da un’impostazione-gestione contadina a una gestione imprenditoriale-commerciale attraverso la produzione di vini competitivi nei mercati regionali e nazionali. Angelo Pizzi ha valorizzato il vitigno Falanghina facendolo assurgere a uno dei vitigni bianchi più importanti dell’enologia nazionale ed è stato ancora Pizzi che ha capito prima di tutti e poi ha convinto gli altri a produrre un Aglianico meno rude, meno grossolano, ponendo grande attenzione sia nella coltivazione che nella pratica enologica. Libero Rillo, con i suoi prodotti di eccellenza e mettendo a frutto i suoi studi in Economia e le sue capacità relazionali, è riuscito in qualcosa che altri non sono riusciti a fare: vendere i suoi vini dappertutto, anche fuori dai confini nazionali.

Oggi Rillo mette disposizione del territorio le sue competenze e quelle del direttore Nicola Matarazzo, esperto in comunicazione nonché fine conoscitore del prodotto (il vino) che andrà a promuovere. Non date per scontato questo passaggio, conosco tanti tromboni che parlano e lavorano su cose che ignorano, senza avere titoli per farlo. Rillo crede nel nostro territorio, nelle nostre potenzialità, abbiamo un bel territorio , bellezze paesaggistiche, ottimi vitigni e oggi anche buoni vini. Con il consorzio si proverà a valorizzare tutto ciò. Purtroppo dovrà interagire con le istituzioni e – credetemi – troverà una palude: per far partire qualsiasi iniziativa si dovranno creare tanti tavoli di discussione, tanti convegni che andranno a coinvolgere un mare di persone che vivono di questo, come ad esempio il Ministero agricoltura (non si chiama più così perche’ un referendum lo aveva abrogato, non il nome, l’istituzione!) la Regione, la Provincia, i Comuni, la Coldiretti, la Confagricoltura, l’Associazione produttori, la Confindustria, la Camera del Commercio, l’Università, il Presidente strada del vino della riva destra del fiume, e presidente della riva sinistra del fiume, ispettorato agrario, aggiungiamoci qualche sindacato confederale, qualche comitato di salvaguardia, e non vogliamo certo farci mancare qualche ente terzo o quarto che non si sa come (o forse lo sappiamo) riesce ad assicurarsi competenze che esistono già nelle varie amministrazioni pubbliche. Non è retorica la mia né qualunquismo, e se lo pensate NON mi interessa.

Il consiglio che mi sento di dare a Libero è di fottersene delle istituzioni locali e di puntare direttamente alla regione, al ministero, i fondi strutturali per sostenere il comparto vitivinicolo ci sono.

Dovrà mettersi in cabina di regia e far diventare forte il settore, con la adesione totale dei produttori, in modo da avere il controllo totale dell’offerta del vino sul mercato. Se il consorzio coopta tutti dovrà porsi un obiettivo primario: assicurare una giusta remunerazione all’uva prodotta. Infatti, oggi l’anello debole è il produttore di uva che non vinifica: spesso gli viene riconosciuto un prezzo che non copre nemmeno le spese e che lui deve necessariamente accettare, mentre i mediatori e gli imbottigliatori fanno affari; dobbiamo pretendere da loro un prodotto di qualità a cui dobbiamo corrispondere il giusto.

Facendo blocco comune nel consorzio, si creerà una sorta di cartello (in positivo) che stabilirà un prezzo minimo di vendità al di sotto del quale non si potrà scendere a fronte di una maggiore qualità (grado zuccherino, stato sanitario delle uve) grazie all’aiuto del consorzio che dovrà imitare quello che già succede in alcune, se non in tutte, zone del nord a vocazione viticola e cioè fornire anche consulenza tecnica-produttiva in tutte le fasi del processo che porta al vino. Passaggio fondamentale è che il produttore di uva sia collocato al centro del progetto. Un secondo passaggio riguarda il territorio-paesaggio. Vino e territorio è un binomio imprescindibile, basta vedere quello che succede in Francia, in Germania, o nelle langhe piemontesi o nella zona del chianti. Il paesaggio è un volano per l’affermazione del prodotto vino, senza pensare a grandi progetti, ai grandi investimenti, basterebbe già invitare, meglio obbligare i soci del consorzio ha tenere in ordine non solo il vigneto ma anche il resto della proprietà agricola: abolire i manufatti antiestetici come i ricoveri in lamiera, curare il verde ornamentale, ecc… Il consorzio dovrebbe impegnarsi anche a fornire assistenza e consulenza a quei soci che volessero dotarsi di strutture recettive, promuovere, senza aspettare le istituzioni, corsi di formazione per abilitare i soci all’accoglienza e alla conoscenza tecnica-divulgativa dei vini.

Bisognerebbe somministrare  gratis (farsi carico il consorzio) i corsi per sommelier a  tutti gli attori del comparto e ai consumatori, in modo da far crescere la cultura del prodotto che porterà ad aumentare le competenze e ad un aumento del mercato locale (come punto di partenza).

Il binomio Rillo-Matarazzo ha le potenzialità per attuare tutto quello che io auspico, per questo auguro loro un buon lavoro.

In estrema sintesi il Consorzio deve sostituirsi alle istituzioni locali in tutte le attività che incidono sullo sviluppo del comparto vitivinicolo, solo così si potranno conseguire risultati concreti e di grandi dimensioni, viceversa – a fronte di tanto parlare in convegni, tavoli allargati e tavoli ristretti – si partorirà il classico topolino che andrà sempre nella direzione dell’imprenditore più ammanigliato o di colui che si affida al consulente-professionista più scafato. Non la facciamo diventare l’ennesima occasione mancata.

Ora parliamo delle cose che più ci interessano e che ci fanno stare bene: il vino. Nell’ambito del convegno vi erano le degustazioni di quasi tutti i vini dell’areale sannita. Ho provato alcuni vini interessanti  e che magari più in là approfondiremo:

CANTINA CAPUTALBIS-ILLUNIS 2004 È un progetto di vino che prevede la cottura di circa la metà dell’uva in orci di argilla, in forno a circa 400 gradi di temperatura, il vino che ne viene fuori non è male, ma siamo sicuri che il disciplinare di produzione sia rispettato? L’azienda vanta la primogenitura sulla riscoperta di questa tecnica, ACENATA. Questa forzatura è già da qualche anno che viene fatta da una grande azienda sannita. Una decina di anni fa ne acquistai 2 bottiglie, ma la vendita è clandestina, solo per amici fidati e senza etichetta.

TORRE A ORIENTE- AGLIANICO DEL TABURNO 2007 U’ BARONE Vino ben fatto il migliore assaggiato per rapporto qualità/prezzo.

TERRE D’AGLIANICO-GEOHELLENICO 2006 Un vino onesto che non è ai livelli dei migliori aglianici, ma comunque di buon prezzo.

SANTIMARTINI-KYATHOS 2008 Tanto alcol, tanta roba, tanta piacevolezza.

AIA DEI COLOMBI-AGLIANICO 2008 Vino ben fatto, non ci entusiasma.

LA GUARDIENSE-AGLIANICO JANARE 2009 Una cantina sociale che sta facendo qualità, era proprio necessario scomodare (e pagare tanto) Cotarella?

TERRE DEI BRIGANTI-SCIASCINOSO 2009 Ottimo esperimento con un vitigno che nel Sannio si usava solo nell’uvaggio del solopaca rosso. Per favore evitate di confondere i consumatori con il termine bio, è una cosa complessa che andrebbe spiegata per bene senza fraintendimenti, non approfittate del vuoto che esiste su questo aspetto dell’enologia.

CANTINA FONTANA DELLE SELVE-TELEMACO 2009 Un vino interessante di Castelvenere, areale in grosso fermento di grandi prospettive.

CANTINE TORA-LYSIOS 2007 Una cantina giovanissima da cui aspettarci grandi cose. Un bel vino.

PODERE VENERI VECCHIO-PERDERSI E RITROVARSI Molta poesia, poca sostanza.

CANTINA DEL TABURNO-BUE APIS 2004 Che dire… un classico che non ci delude mai!

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