C’è Taurasi e Taurasi!

Il vino ha perso il suo ruolo originario di alimento corroborante ed energetico. Un tempo il suo utilizzo nella dieta era necessario per affrontare attività stancanti, come poteva essere il lavoro nei campi senza l’ausilio dei mezzi meccanici. Oggi Il consumo della bevanda è considerato un’attività edonistica, che dà piacere e benessere immediato, e come tale diventa un fatto soggettivo. Ognuno ricerca quello che ritiene più appagante per se stesso ed esistono parametri di giudizio molto differenti in base alla maggiore o minore sensibilità olfattiva o gustativa di ciascuno. Il gusto personale è, dunque, una variabile non trascurabile anche in un’operazione che mira ad oggettivare la valutazione dei sentori come può essere la degustazione di un vino.

Questa premessa non intende assolutamente escludere qualsiasi pretesa di oggettività in fatto di analisi organolettica, tutt’altro. Le valutazioni in sede di degustazione devono avere necessariamente la pretesa di un riscontro universale, tuttavia è impossibile fornire un giudizio impersonale e assoluto. Un vino ben fatto, senza difetti, pulito, equilibrato all’olfatto e al gusto nelle sue componenti dure (acidità, sapidità, tannicità) e morbide (alcolicità, polialcolicità), che sia armonico nel senso che occhio / naso / bocca siano concordi nel loro giudizio di qualità, sarà un vino ottimo che otterrà dei buoni punteggi. Ci saranno comunque persone che potrebbero esprimere pareri non positivi ed il loro giudizio sarà, il più delle volte, rispettabilissimo.

Sabato 15 gennaio a Taurasi ho avuto modo, in occasione della manifestazione “Slow Wine“, di degustare alcuni aglianici e mi è parso evidente l’enorme divario tra Macchia dei Goti 2007 della cantina Antonio Caggiano e tutti gli altri, o almeno quelli da me degustati. Il Macchia dei Goti partecipa ad un’altra competizione: è un vino dalla linea perfettamente pulita, senza sbavature, riconoscibile, che gioca sull’eleganza e sulla surplace. È un vino immediato, nel senso che pur essendo ancora un’infante (2007) ha una personalità ed una piacevolezza evidente. Possiamo berlo già oggi e sicuramente per tanti anni ancora, magari scoprendo anno dopo anno nuove sensazioni olfattive e gustative. È evidente che questo vino strizza l’occhio ai mercati di fuori regione e all’estero. Venendo ai competitors, possono essere accomunati dal fatto che il processo di vinificazione e di invecchiamento è meno accurato. Si asseconda il vitigno, l’aglianico, che andrebbe ulteriormente domato per ridurne l’esuberanza: si fa un po’ di raccolta tardiva cosi si sviluppano più zuccheri e quindi più alcool; si fa botte (o un po’ di trucioli) così si stemperano i tannini, magari qualcuno fa botte grande così da rilasciare un po’ di tannini spigolosi per i consumatori che nel loro immaginario hanno l’aglianico aspro, astringente. Il mercato di questi vini si fermerà a Napoli, forse arriverà a Roma.

Il Macchia dei Goti è il risultato di una cura in vigna, dove la raccolta è eseguita sì a maturazione tecnica (rapporto zuccheri/ acidità), ma accordata con una buona maturazione fenolica ed aromatica che conferisce profumi e morbidezza ai tannini (non è solo la barrique ad ammorbidire i tannini). Alla vista appare rosso rubino, con una consistenza notevole, frutto di un buon estratto secco. Al naso è soprattutto speziato, pepe, un accenno di liquirizia, frutta matura, ciliegia, amarena, prugna secca; leggere note di cuoio. Al gusto è avvolgente, i tannini sono morbidi, nessuna ruvidezza; una dolcezza e una insospettabile freschezza si intrecciano a dare un equilibrio notevole. I 14 gradi non si percepiscono perché sostenuti da un’ottima struttura.

Punteggio: 92/100

Prezzo in enoteca: 25-28 euro

 

Altri Taurasi presenti:

 

Taurasi Cinque Querce riserva 2005 Molettieri

Vino muscoloso, quindi poca elasticità, monocorde. Grande struttura e tanto alcool (15°). Un pachiderma. Abbinamenti molto limitati: parmigiano stagionato 30-42 mesi, pecorino di fossa, castrato alla brace. Permettetemi di dire che questo vino ostenta troppo, pecca d’arroganza. Il problema dei vini di Molettieri è che non riesci mai a capire quanti anni devi aspettare perché si esprima al meglio.

Punteggio: 88/100.

Prezzo in enoteca: 34-38 euro

 

Radici 2006 Mastroberardino

Tannini e acidità tipici dell’aglianico, non perfettamente controllati. 13,5°alc.

Punteggio 82/100

Prezzo in enoteca: 20-24 euro

 

Taurasi 2006 Di Prisco

Un po’ grossolano. 13,5° alc.

Punteggio: 77/100

Prezzo in enoteca: 24-26 euro

 

NeroNè Taurasi 2005 Il Cancelliere

Il nome è dato dal colore del vino, impenetrabile. Legno grande (botte grande), tanta liquirizia, un po’ corto al naso e in bocca. 14° alc.

Punteggio: 80/100.

Prezzo in enoteca: 22-25 EURO.

 

Don Ciriaco 2005 Mier Vini

Fatto secondo tradizione, molto ossuto, scarno. Senza sfaccettature. 14° alc.

Punteggio 82/100.

Prezzo in enoteca: 26-30 euro.

 

Taurasi 2006 Perillo

Grande estratto, grande frutta. Sembra un succo di frutta alcolico. Se questo era il progetto di vino, ben fatto. Ad ogni modo non è molto elegante e non è molto persistente. 13,5° alc.

Punteggio: 83/100

Prezzo in enoteca: 28-30 euro.

 

 

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