…un Greco Spumante nel Sannio

Durante le vacanze natalizie mi è capitato di degustare uno spumante delle nostre zone: trattasi di un greco della Fattoria La Rivolta, prodotto con cui la cantina, sorta nel 1997, porta nel Sannio una novità (per vitigno e per tipologia di vino). Si tratta di un brut (residuo zuccherino in bottiglia inferiore ai 15 gr/l) e questo lo rende uno spumante abbastanza secco. Il colore è un giallo dorato abbastanza caratteristico del vitigno, l’odore è gradevole con delicato sentore di lievito. Al sapore prevale una nota di sapidità; la temperatura di servizio è di 6-7 gradi (ricordarsi che a temperatura ambiente la bottiglia si riscalda in un’ora di 4-5 gradi).
L’abbinamento: si presta bene come aperitivo con stuzzichini, con antipasti freddi.
Prezzo in enoteca: 10-12 euro

Il vitigno greco anticamente era chiamato “aminea gemella” per la presenza di molti grappoli doppi. Secondo Aristotele la sua origine è da collocare nella Tessaglia, la terra del popolo degli Aminei, i quali, colonizzando la Campania, portarono con sé il prodotto che inizialmente coltivarono alle falde del Vesuvio. La coltivazione successivamente si estese nel resto del Campania, Puglia, Calabria. La massima espressione, attualmente, la raggiunge a Tufo (AV) – non a caso è un DOCG – dove le straordinarie caratteristiche del terreno trasferiscono al vino una mineralità molto spiccata.

La coltura del greco non è nel Dna sannita. Non appartiene al Sannio nemmeno la cultura enologica dello spumante, propria del Nord Italia, ed è proprio quest’ultimo aspetto a determinare la maggiore pecca del prodotto: il farraginoso processo produttivo. Le uve sono vendemmiate in zona; in zona avviene anche una prima fase della vinificazione, durante la quale si ottiene ciò che costituirà la base del prodotto finito. A questo punto si invia il tutto nel trevigiano, dove subirà una rifermentazione (al vino si aggiungeranno lieviti e zucchero per far ripartire la fermentazione) in autoclave, a pressione controllata, ad ottenere uno spumante con il metodo Charmat. Il prodotto tornerà nell’azienda già pronto alla vendita.
Parte dei guadagni sullo Spumante Greco della Fattoria La Rivolta sono, dunque, destinati alla copertura delle spese affrontate per le operazioni svolte fuori zona, a 750 km di distanza.

Nel trevigiano hanno tutte le attrezzature per il metodo Charmat, per le quali sono necessari grossi investimenti ma che fruttano un ritorno economico pazzesco (pensiamo ai milioni di bottiglie che vendono come Prosecco). In Campania sono circa 100 le cantine che producono spumante con metodo Charmat, non sarebbe, forse, più logico creare un consorzio, magari regionale, con intervento di finanziamenti pubblici, che dotasse le nostre aree di un impianto atto a soddisfare tali necessità?
Inoltre, il greco è un vitigno che possiede una grande struttura. Estratto, ha una grassezza che non ha nulla da invidiare al vitigno chardonnay, utilizzato per creare gli spumanti metodo classico in Franciacorta. Non si potrebbe anche nelle nostre zone seguire questa strada? Ne verrebbe fuori uno spumante dalla maggiore complessità gusto-olfattiva e quindi maggiore qualità, che lo porterebbe ad allargare il proprio ventaglio di abbinamenti. Potrebbe essere utilizzato anche a tutto pasto per un menù di pesce, partendo dall’antipasto e fino al secondo piatto, a patto che questo sia delicato (salmone – cefali -zupponi di pesce necessitanti di ben altri trattamenti). Per di più il metodo classico (già Champenois) si può tranquillamente gestire in ogni singola azienda, chiaramente con i giusti tempi di attuazione, dell’organizzazione e della competenza. Un prodotto simile esiste già in Irpinia ed è il Dubi Greco della cantina Feudi di San Gregorio (Prezzo in enoteca: 25-30 euro).
Il coraggio di attuare operazioni di questo tipo potrebbe essere importante per arginare lo sperpero di denaro nel meridione e ridurre il via vai di tir che sale e scende lungo lo stivale!

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